
Liguria. “La pausa ferragostana rischia di confinare ancor più nel dimenticatoio l’emergenza carceri, la cui drammatica attualità, invece, è facilmente rilevabile dai numeri che la caratterizzano. Alle ore 17 di ieri, nelle carceri della Liguria, erano ristretti complessivamente 1.759 detenuti (1671 uomini e 88 donne), a fronte di una capienza regolamentare di 1.139 per un indice di sovraffollamento pari all’54,4%”. La Uil Pa Penitenziari, attraverso il segretario generale Eugenio Sarno, non lesina critiche al Governo ed al Guardasigilli per la gestione dell’universo carceri.
“Purtroppo il precipitare della situazione penitenziaria è direttamente proporzionale all’oceano di impegni assunti e non mantenuti dal Governo Berlusconi e dal Ministro Alfano – attacca -. Dall’inutile dichiarazione dello stato d’emergenza, all’indefinito piano carceri, alle (soltanto) annunciate assunzioni. La disattenzione e la distrazione verso i problemi reali ha determinato una situazione che è alle soglie dell’ingestibilità pura. Genova Marassi e San Remo restano senza dubbio le situazioni di maggior rischio e non solo per il sovraffollamento”.
A confermare l’allarme anche l’analisi degli eventi critici di maggior rilievo, dall’1 gennaio ad oggi, monitorati dalla Uil Penitenziari attraverso la pagina web Diario di Bordo.
“In Liguria – spiega Sarno – tra gli eventi critici di maggior rilievo si contano sette tentati suicidi sventati in extremis dalla polizia penitenziaria, che a sua volta annovera tra le proprie fila ben 24 agenti feriti da detenuti. Un bilancio grave che se non è ancora più pesante lo si deve soprattutto alla disponibilità e all’umanità dei nostri operatori che sono determinanti per tenere, nei limiti del possibile, sotto controllo la situazione. Credo sia indicativo il dato che pone la Liguria (insieme alla Valle d’Aosta) ad essere l’unica realtà regionale a non contare suicidi in cella. Di contro Genova Marassi è di gran lunga l’istituto più turbolento del panorama penitenziario nazionale. Se non si vuole che le nostre prigioni somiglino sempre più a discariche e contenitori del disagio occorre intervenire con urgenza con un piano di manutenzione straordinaria”.
“Non solo – sottolinea -: il carcere è tornato ad essere l’università del crimine: con regole, gerarchie e violenze. Il sovraffollamento determina l’impossibilità di una gestione oculata delle allocazioni. Soventemente per la mancanza di posti si è costretti a ricorrere al ‘materasso a scomparsa’. Ovvero il materasso posto sul pavimento infilato sotto l’ultimo posto dei letti a castello multipiano. La promiscuità tra etnie è un ulteriore elemento di tensione. Non è certo un caso l’aumento esponenziale delle risse – conclude Sarno – ed a pagarne il prezzo e le conseguenze maggiori è proprio il personale che ogni giorno profonde energie ed impegno per garantire legalità e sicurezza, ma soprattutto per impedire evasioni dalla vita. In ogni caso non si potrà fare affidamento in eterno sulle indubbie capacità degli operatori. Servono mezzi e risorse, ovvero dotazioni organiche e disponibilità economiche”.
Riguardo al carcere di Savona, attualmente risultano presenti 73 detenuti, a fronte di una capienza massima di 36.