“Una volta di più in Liguria si è proposto il problema dei Rifiuti Solidi Urbani: esso è sorto dalla situazione d’emergenza creatasi in provincia di Imperia a seguito dell’esaurimento delle discariche”.
“Vanno subito effettuate alcune precisazioni: la Provincia di Imperia è, sul problema della gestione integrata del ciclo dei rifiuti, la più arretrata tra le province liguri; ancora oggi non ha un Piano Provinciale Rifiuti e, alla fine del 2008, è stata, sotto tale profilo, commissariata dal Presidente della Regione; la classe politica che la governa è, tra quelle liguri, che pure complessivamente non brillano affatto per una concezione moderna del rifiuto e della sua gestione, la più restia ad applicare anche un minimo di metodologie di raccolta che facciano compiere un passo avanti nell’ambito della tutela ambientale, del recupero di materie prime, del risparmio energetico; neppure la semplice raccolta separata della frazione umida è riuscita a stimolarla in qualche modo, sebbene la Provincia di Savona, nel 2008, le avesse proposto l’accesso all’impianto di compostaggio che, nuovo, giace inutilizzato a Villanova di Albenga; l’emergenza che va oggi configurandosi è piena e diretta responsabilità di una Amministrazione Provinciale e di tante Amministrazioni Comunali che, anche rischiando di veder lievitare enormemente i costi, si ostinano a perseguire ipotesi di nuove discariche, soluzioni che, a Imperia come a Savona, dovrebbero essere residuali rispetto ad una seria soluzione del problema; più pervicacemente ancora, sulla spinta di locali o nazionali potentati politici del tutto irresponsabili, insegue la soluzione dell’inceneritore, quella sciagurata ipotesi, cioè, che è l’antitesi della salute dell’ambiente e delle persone e che è tutt’altro che una strada conveniente economicamente e tecnicamente”.
“Si pone quindi oggi il problema di dove conferire i rifiuti di Imperia. Di quanto aumentano i costi? E’ necessario infatti realizzare stazioni di compattazione e di trasferimento, è necessario utilizzare pochi e grossi mezzi di trasporto per ridurre i viaggi e le attese a bocca di discarica; è necessario comunque sostenere gli oneri per tutte queste operazioni.
Peraltro il conferimento dei rifiuti da una provincia ad un’altra è un’anomalia organizzativa e normativa, che cozza contro le disposizioni nazionali e regionali che vorrebbero che il ciclo dei rifiuti si chiudesse autonomamente all’interno di ogni provincia, fatto salvo eventualmente l’utilizzo comune di un impianto di trattamento del residuo che rimane a valle della raccolta differenziata”.
“Ma i primi, fondamentali, imprescindibili passi da compiere sono sempre riduzione, raccolta domiciliare, riciclo; il fatto è che la sub-cultura che impregna la classe politica / amministrativa non permette l’applicazione di tecniche che altrove sono da gran tempo di uso comune e di soddisfazione sia degli amministratori, sia dei cittadini. La Regione, che ha elaborato più di dieci anni fa un Piano Regionale Rifiuti, che ha richiesto a tutte le province uno specifico Piano Provinciale, che, almeno nella forma, seppur molto meno nella sostanza, ha sostenuto tali itinerari, non può accettare che vengano disinvoltamente ignorati e che colpevolmente si perseveri in metodi oggi ormai obsoleti, incivili, al limite della barbarie culturale ed ambientale. Questa situazione richiama la necessità che gli imperiesi dovranno uscire dal loro torpore e dalla loro inerzia progettuale ed iniziare a perseguire livelli di civismo fino ad oggi ad essi indifferenti o sconosciuti e spesso contrastati dai loro “massimi” esponenti politici. Peraltro, il conferimento di almeno 150.000 t/anno di rifiuti al Boscaccio (tanta è la produzione della provincia di Imperia) porterà in tempi brevissimi all’esaurimento della capienza di tale discarica, inducendo quindi un’emergenza anche per la provincia di Savona che, di emergenze, proprio non ha bisogno”.
“Perchè la Provincia di Savona e la stragrande maggioranza dei suoi Comuni sono inadempienti rispetto ad un Piano Provinciale Rifiuti approvato nel 2007 dalla Regione e dal Consiglio Provinciale e che ha tutta la sua dignità di strumento politico, tecnico e di cogenza operativa. Ma l’attuale Giunta Provinciale e la maggioranza che la regge, ormai insediata come molti Comuni della nostra Provincia da più di un anno, che tanto avevano avversato quel Piano e che tanto avevano blaterato circa una rapida e definitiva soluzione del problema rifiuti, navigano in una colpevole e vuota inerzia operativa e vegetano anch’esse in quel limbo di sotto-cultura che caratterizza i loro colleghi imperiesi e, più in generale, i politici liguri. A parte qualche rara e lodevole eccezione i Comuni della nostra Provincia sono fermi, aspettano, non si sa cosa, forse qualche privato che venga a fare il propri interessi e/o a proporre qualche società mista che lascia qualche “bricciola” alle comunità locali. Quanto ancora dovrà rimanere la Liguria in questa palude di inettitudine, di indifferenza ambientale, di mediocrità culturale, di inerzia progettuale ed operativa? Quanto ancora dovranno prevalere, sui veri interessi dei cittadini e dell’ambiente, gli interessi non particolarmente nobili delle varie aziende, pubbliche o private, che gestiscono il ciclo dei rifiuti?”.
SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’
Per il Coordinamento Provinciale