
“Amici, è stato difficile rispondere a chi mi ha scritto privatamente, immaginatevi quanto sia difficile trovare le parole per una lettera che verrà letta di fronte a molte persone, persone a cui voglio bene….mi immagino la scena e non vorrei essere nei panni del lettore”: sono queste le prime “timide” parole di Tomaso affidate ad una lettera arrivata dall’India e che è stata letta ieri sera, poco dopo le 22,30, da uno dei tanti amici che hanno partecipato al concerto a lui dedicato “Alziamo la Voce”.
Parole che, come scrive Tomaso, giungono dalla “caldissima prigione di Varanasi, con una sigaretta in bocca e le lacrime agli occhi”. Ecco il testo integrale: “Mai come in questi ultimi cinque mesi ci siamo trovati così lontani e nello stesso tempo così vicini. Hanno rinchiuso il mio corpo in un carcere, ma la mia mente è libera e il mio cuore vola con lei. Leggendo le vostre lettere e i vostri messaggi, mi sono reso conto, commuovendomi, che anche voi vi trovate nella mia stessa situazione, con una sostanziale differenza: il vostro corpo è libero, la mente e il cuore no, sono anche loro rinchiusi in una prigione dura ed infida da affrontare, fatta di sentimenti, emozioni, ricordi e speranze”.
“Quello che sta succedendo ci ha fatto aprire gli occhi, ci ha fatto capire che un’ingiustizia, un inganno, un’infamia, un’umiliazione sono sempre in agguato e soprattutto possono capitare a uno di noi : un familiare, un amico,un vecchio compagno di scuola, un vicino di casa, un ex compagno di squadra oppure semplicemente a uno che abbiamo incontrato spesso al bar o per strada ma con cui non abbiamo mai parlato. Oggi siamo quindi qua in piazza, e dico siamo perchè io mi sento in mezzo a voi, a cantare e a urlare non solo la mia, e, di riflesso, la vostra innocenza, ma per salvaguardare due concetti che vanno oltre, che per qualsiasi innocente sono fondamentali. Due diritti per cui molti popoli hanno manifestato, molti rivoluzionari hanno combattuto, molti innocenti sono morti.
Due parole per cui innumerevoli cantanti hanno cantato e altrettanti poeti hanno scritto. Mi ricordo che circa dieci, undici anni fa, stavo guardando la televisione e vidi un uomo, che in seguito è diventato la mia icona a proposito di questi due concetti, questi due diritti, queste due parole. Un messicano col volto coperto che si trovava in una piazza gremita di gente, proprio come noi oggi, e cantava e urlava : ‘Vogliamo giustizia! Vogliamo libertà'”.
“Io – conclude Tomaso – non smetterò di combattere finchè non le avrò ottenute e so che voi sarete al mio fianco in ogni istante, insieme otterremo la nostra giustizia e la nostra libertà. Ora bando alle ciance, siamo qua per farci sentire, ma anche per divertirci, ballare e cantare. Chi è ancora sobrio, i miei amici intimi no sicuramente,… ma tutti gli altri si diano da fare perchè con una bella boccia di vino in corpo si canta meglio”.