“Facciamo seguito alla comunicazione inviata via e-mail in data di 23 giugno 2010, con la quale il servizio personale comunica a tutti i colleghi che, a seguito dell’emanazione del D.L. 78/2010, l’Ente non riconosce piu’ il rimborso chilometrico a chi utilizza il mezzo proprio per servizio, per ribadire, ancora una volta, che diventano davvero intollerabili toni perentori, non rispettosi dei ruoli delle parti e delle diverse attività che i colleghi svolgono”.
“Infatti, pur comprendendo le difficoltà del contesto attuale, non siamo piu’ disponibili ad attendere risposte che, evidentemente, né la parte politica, né la parte gestionale intendono dare, né tantomeno a subire passivamente meccanismi di autotutela nelle applicazioni normative (pare su alcune con piu’ convinzione), che hanno come unico effetto quello di disincentivare ancora il personale e, soprattutto, di aumentare le grandi lacune e criticità che i servizi esterni soffrono da tempo in termini organizzativi. Forse, contestualmente ad una fase di eventuale sospensione in attesa dei necessari approfondimenti ed incontri sul tema, era necessario affiancare risposte per chi deve intervenire a volte anche in urgenza, sui cantieri e su ambiti diversi”.
“Richiediamo quindi che, a far data dalla disapplicazione del rimborso chilometrico e sino a diverse soluzioni che andranno condivise tra le parti, tutti i colleghi che dovranno effettuare servizi esterni, in assenza di disponibilità di mezzo di servizio siano esonerati dall’intervenire sul posto (cantiere o altro), rimanendo pertanto in capo al Dirigente competente la responsabilità di valutazione dell’emergenza e dell’intervento sul posto, anche nel caso di necessità di adozione di misure per la tutela della pubblica incolumità. Tali clausole andranno inserite negli atti regolamentari dell’Ente ai fini della tutela degli operatori chiamati in causa”.
“Ci riserviamo tutte le azioni successive, a tutti i livelli, compresa una campagna a mezzo stampa per sensibilizzare l’opinione della cittadinanza su come spesso, il lavoratore pubblico, non sia posto nella condizione di operare, indipendentemente dall’impegno e dalla volontà del singolo, perché le priorità, oggi come nel passato, sono sempre state altre”.