Cronaca

Per soldi simula una rapina con sequestro: scoperto dalla polizia (foto)

Vado Ligure. Appropiazione indebita con l’aggravante dell’abuso delle relazioni d’ufficio, simulazione di reato aggravata e procurato allarme presso le autorità. Con queste accuse è indagato a piede libero Simone S. 35enne savonese, dipendente dal mese di luglio dell’anno scorso presso la Sala giochi “Golden Joker” di via Primo Maggio a Vado Ligure, che ha architettato una simulazione di rapina con tanto di sequestro di persona.

Tutto inizia con una segnalazione arrivata alla polizia alle 12 e 15 di ieri quando Simone S. chiede l’intervento delle forze dell’ordine denunciando di essere stato vittima di una sequestro a scopo di rapina. Ha raccontato di essere stato avvicinato da due uomini a volto coperto, con abiti scuri, mentre si trovava nei pressi della sua auto, una Ford Focus; gli hanno puntato la pistola alla testa e l’hanno costretto a salire sulla sua vettura per recarsi nell’esercizio vadese dove presta lavoro, asportando poi dai registri e dalla cassaforte una somma pari a 14 mila euro, oltre all’hard disk relativo alla contabilità del del personal computer. A quel punto lo avrebbero legato e imbavagliato lasciandolo rinchiuso nel portabagagli dell’auto, nei pressi del cimitero di Zinola. Da lì Simone S. si sarebbe riuscito a liberare per telefonare da una cabina e allertare la polizia.

Nel frattempo la Questura, che aveva attivato le ricerche dei due presunti rapinatori, ha messo in piedi un apparato investigativo che ha permesso di smascherare il 35 enne savonese. Ad insospettire la Squadra Mobile il racconto relativo alla fascette con cui sarebbe stato legato, assai resistenti e che difficilmente permettono di liberarsi, senza contare che la presunta vittima non presentava segni di natura contusiva, infine altro aspetto poco chiaro perchè i due presunti rapinatori avrebbero prelevato solo l’hard disk della contabilità e non tutto il pc, più semplice e più veloce. Dall’analisi dei primi elementi investigativi la polizia ha quindi cominciato a “focalizzarsi” su Simone S., che nella tarda mattinata è arrivato a cambiare versione, sostenendo che non si trattava di una rapina con sequestro ma di un tentativo di estorsione. Una mossa quella del 35 enne savonese che ha fatto precipitare la sua posizione. Per la Squadra Mobile savonese era chiaro di essere di fronte ad una simulazione di reati. Alla fine, messo alle strette dalle domande dei poliziotti, Simone S ha confessato, motivando la sua azione, così elaborata, con la necessità di avere quei soldi, 14 mila euro, per iniziare una nuova attività. Il denaro era stato infatti nascosto dallo stesso 35enne, in parte presso un furgone, un’altra parte in un magazzino a Savona.