
India. “Notte Tomaso…purtroppo c’è già un primo intoppo…il 7 giugno c’è lo sciopero dei Pubblici Ministeri e quindi udienza sospesa…intanto nella prossima settimana verrà spero presentata la richiesta di libertà su cauzione all’Alta Corte. Sei sempre nei miei pensieri, ti voglio bene”: il messaggio, pieno d’amore ma anche di delusione, arriva da Facebook e a scriverlo è la signora Marina, la mamma di Tomaso, esasperata dai continui rinvii da parte della giustizia indiana.
Tomaso aspetta da 4 mesi il giorno della propria scarcerazione. Da quando cioè, il 4 febbraio scorso, è stato accusato, insieme all’amica Elisabetta, della morte del proprio compagno di viaggio, Francesco Montis. Un’accusa di omicidio che pende sulla testa di un ragazzo di 27 anni che ha sempre gridato a gran voce la propria innocenza. Questo non è il primo rinvio che la famiglia del ragazzo deve subire. Senza contare le difficoltà legate all’essere in un Paese straniero, che si basa su leggi diverse, dove le udienze sono ovviamente tenute in un’altra lingua, e dove è difficile per i genitori seguire ciò che sta accadendo. Questo ennesimo intoppo, di certo, non aiuta il morale. E infatti la famiglia, oggi, proprio non vuole fare alcun commento.