Stamane, come tutte le mattine della sua vita lavorativa, in cui si alzava presto per andare al lavoro presso la fabbrica che costruiva tubi, Gennaro ha scelto, questa volta, alla stessa ora una diversa strada, probabilmente quella per il paradiso. Lascia questa vita intorno alle 4,30 quando fuori dalla camera dell’ospedale S.Paolo è ancora notte. Quella strada non l’ha certamente presa spontaneamente, anche se negli ultimi giorni della sua sofferenza, con l’aiuto della morfina perlappunto, pareva vivere per guarire in fretta e ritornare a casa.
Invece stava semplicemente morendo, attimo dopo attimo, morendo di Amianto. Quella sostanza micidiale, respirata per anni in fabbrica. E come lui tanti altri. Molti interessi hanno ruotato intorno all’Amianto, molti ci hanno fatto tanti soldi, altri, i lavoratori come Gennaro, ci stanno morendo. Per anni queste morti si volevano come semplici complicazioni polmonari o respiratorie o addirittura descrivere come il frutto della modernità e del progresso. Di conseguenza comuni a tutta la società, quindi naturali.
Ci sono voluti anni e decine e decine di morti per accorgersi che ciò era falso, ci sono volute le statistiche per provare il divario fra quei numeri e quelli di altre categorie. E non è una semplice morte, è agonia. A questa agonia finale va aggiunto il calvario di Gennaro degli anni precedenti, una progressione rapida, dalla tremenda sensazione di soffocare a quando a malapena riusciva a camminare, abbardato come un’astronauta, con quel tubo che gettava ossigeno sempre nel naso, e non si capacitava di perdere le forze, sino all’or quando l’ultimo spicchio del solo polmone rimasto era gonfiato giornalmente da due bombole.
Ebbe a combattere una lotta impari per vedersi riconosciuto il beneficio pensionistico iniziato con la 257, una autentica via crucis che non solo metteva a nudo il male e la sua scontata fine, ma sfiniva l’uomo, umiliava la persona sino al punto di vergognarsi di stare male. Eppure nonostante ciò, ha vinto Gennaro, il suo cuore, la sua dignità il suo amore per gli altri: era tutto vero, era malato veramente. Non poteva provare altro, solo di morire di Amianto. Ciao Gennaro.
Ivano Rozzi