
Liguria. La Consulta ha detto “no” alla legge anti-cie (centri di identificazione ed espulsione, ndr) approvata nel marzo dello scorso anno dal consiglio regionale ligure, accogliendo una proposta di Rifondazione comunista. Il testo legislativo era stato adottato tra le polemiche sollevate dall’opposizione, con i soli voti della maggioranza di centrosinistra.
Oggi la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 1 del provvedimento (Legge regionale 4/2009), con particolare riferimento alla parte in cui si afferma “la indisponibilità della Regione ad avere sul proprio territorio strutture o centri in cui si svolgono funzioni preliminari di trattamento e identificazione personale dei cittadini stranieri immigrati”.
Ad impugnare la legge davanti all’Alta Corte era stata la presidenza del Consiglio dei Ministri, sottolineando come il primo articolo invadesse la competenza dello Stato in materia di immigrazione. La tesi del Governo, accolta poi dalla Consulta, era che il legislatore regionale avesse interferito con le attività di controllo, di ingresso e di soggiorno degli stranieri sul territorio nazionale, in violazione di quanto previsto dall’articolo 14 della legge 286 del 1998, nella quale si demanda ad un decreto del ministro dell’Interno, da adottare di concerto con i ministri per la Solidarietà sociale e del Tesoro, l’individuazione e la costituzione dei centri di identificazione ed espulsione degli stranieri.
Di parere opposto la Regione che, in sede giudiziale, ha rimarcato come la legge si limiti a perseguire le finalità di integrazione dei cittadini non comunitari, prevedendo interventi specifici in conformità con il proprio statuto. “Finalità – hanno sostenuto i legali dell’amministrazione ligure davanti alla Corte Costituzionale – che sarebbero compromesse dalla presenza sul territorio regionale dei centri di identificazione”. La Consulta non ha però accolto questa tesi e ha invece deciso di dar ragione al Governo.