Nel mare nero di notizie di malasanità vorrei, per una volta, segnalare un’esperienza positiva, vissuta in prima persona. Vivo in Valbormida da due anni e non mi sono mai affidata molto volentieri all’ospedale di Cairo Montenotte, dopo le prime due avventure poco positive, durante le quali l’accesso al pronto soccorso, per me o per i miei figli, era stato trattato come una delle “tante solite incombenze fastidiose” da parte del personale, sia medico che paramedico. Sabato 6 marzo scorso, però, ho avuto bisogno dell’aiuto del 118 per una emergenza e come previsto sono stata accompagnata presso l’ospedale più vicino, proprio quello di Cairo.
Arrivata al Pronto Soccorso, sono stata accolta con solerzia, subito ricoverata in OPG e mi è stata immediatamente somministrata la terapia d’urgenza adeguata. Fin qui niente di particolare, direi, niente più del dovuto trattamento. Ma degno di nota è sicuramente tutto quanto avvenuto dopo: innanzi tutto ho segnalato una particolare allergia ai farmaci, senza saper indicare il rimedio tollerato, e il medico di guardia si è prodigato in una ricerca accurata nel tentativo di sollecitare la mia memoria, tornando da me più e più volte finchè siamo rusciti a recuperare il nome del medicamento idoneo. Contemporaneamente ho ricevuto complete, esaustive notizie relative al mio stato di salute, alla terapia somministratami, al progetto di ricovero in OBI e di richiesta di consulenza specialistica, tutto ciò senza che dovessi fare domande.
Durante tutta la nottata trascorsa presso il Pronto sono stata seguita con attenzione e devozione, in particolare, cosa del tutto insolita, dal medico in persona, che nelle prime ore di permanenza mi ha visitato numerose volte e, rientrata l’emergenza, è venuto comunque per un controllo almeno una volta ogni due ore. La cosa più strana di tutte è che sono stata trattata con gentilezza. Mi sono addirittura state rimboccate le coperte, di cui mi liberavo, febbricitante, senza accorgermene. Il giorno seguente, prima di essere dimessa, mi è stato illustrato con precisione il piano di cura da effettuare e sono stata inviata al reparto di Otorino per un consulto, il tutto di nuovo senza dover fare domande!
Insomma, durante tutta la mia permanenza mi sono sentita curata, osservata, rassicurata dalla presenza costante di un medico che, per la prima volta nella mia esperienza (che comunque non è scarsa, avendo tre figli ancora in tenera età, e chi è genitore sa quante volte si deve ricorrere al pronto soccorso con le nostre piccole pesti) ha passato una notte davvero di guardia, non riposando nemmeno un secondo. Una sola nota negativa: due infermieri si sono lagnati di tanta solerzia e gentilezza da parte del personale medico, lamentando un aumentato “indice di gradimento” da parte dei pazienti.
Forse le persone in questione non hanno idea del fatto che si guadagnano uno stipendio per lavorare e non per riposare durante le ore di lavoro, ma forse la consuetudine del riposino durante il turno di guardia notturno è ormai consolidata e risulta difficile rinuniciarvi, seppure a favore di un servizio assolutamente efficiente. Comunque complimenti a coloro che, invece, la notte l’hanno trascorsa assolutamente in bianco, dandosi da fare per assistere dei malati che in quel momento avevano sicuramente bisogno di loro.
E un grazie personale al Dott. Costantino Eretta, che spero, e penso di parlare a nome di molti, riuscirà nel suo intento di valorizzare una struttura così importante per la Valbormida come l’Ospedale di Cairo.
Lettera firmata
Valbormida