
[thumb:14717:l]Savona. E’ il medico del carcere Sant’Agostino di Savona dal 1980 e lungo questi 30 anni ha visto l’evoluzione del penitenziario e dei suoi “ospiti”. Bruno Grassi può a buon titolo definirsi un testimone di un piccolo pezzo di storia della prigione savonese. “La situazione – spiega – è migliorata rispetto a una volta, sia dal punto di vista sanitario che generale, grazie alla nascita dei Sert e all’istituzione del servizio psichiatrico interno. L’assistenza è buona, nonostante la struttura sia fatiscente e chiaramente da cambiare”.
Il dottor Grassi segnala una recrudescenza del consumo di eroina, droga che fino a qualche anno fa si credeva quasi scomparsa dal mercato dello spaccio: “I consumatori di questo stupefacente sono sempre più giovani, mentre i primi assuntori sono quasi tutti deceduti per malattie quali l’Aids o l’epatite C. Ora esiste una maggiore attenzione, anche nell’uso delle siringhe, ma il fenomeno si sta diffondendo a macchia d’olio”.
E tra i “fiori all’occhiello” del Sant’Agostino c’è la mediazione culturale: “Ad esempio, per quanto riguarda sia il vitto che le prescrizioni farmacologiche, durante il Ramadan, cerchiamo di raggrupparli alla sera. Su questo punto posso dire che siamo piuttosto efficienti, forse anche più del territorio”.