
[thumb:13111:l]Vado Ligure. Hanno cibo sufficiente per tre o quattro giorni e nessuna intenzione di andarsene, almeno per ora. Gli 11 attivisti tedeschi e polacchi che hanno occupato le ciminiere dell’impianto Tirreno Power di Vado sono entrati in azione intorno alle 4 di questa mattina.
I militanti di Greenpeace hanno forzato un recinto ad una cinquantina di metri dalla base dei fumaioli industriali e con un furgone bianco, carico del materiale per l’azione dimostrativa, hanno raggiunto l’obiettivo. Per compiere l’intrusione sono riusciti ad eludere la sorveglianza, studiandone la frequenza dei passaggi.
Con caschi, corde e imbracature, scrivono con bombolette spray frasi contro il carbone. L’obiettivo è sensibilizzare i leader del G8 e indurli ad agire per limitare le emissioni di CO2 a livello planetario. Agenti della Digos stanno presidiando le aree della centrale sin dalle prime ore della mattina.
Il portavoce di Uniti per la Salute, associazione che da tempo si batte contro l’ampliamento della centrale, Gianfranco Gervino ha commentato: “Avevamo preparato, a prescindere dalla protesta plateale di Greenpeace un comunicato in risposta alla volontà manifestata da più parti di andare avanti con un ampliamento a carbone della centrale verso il quale siamo critici e abbiamo detto più volte il nostro chiaro no”.
“Questa manifestazione ci sorprende positivamente anche se i nostri metodi sono diversi rispetto ai loro – aggiunge Gervino – Noi procediamo attraverso una strada legalitaria e politica ma non possiamo non prendere in considerazione il fatto che nel solo 2007 sono state bruciate nella centrale di Vado 1,4 milioni di tonnellate di carbone e sono stati emessi in atmosfera qualcosa come 3,8 milioni di tonnellate di CO2. Quindi l’obbiettivo è comune rispetto a quello di Greenpeace”.
Sergio Verdino, ex assessore all’ambiente del Comune di Vado Ligure, non nasconde lo stupore: “Più volte abbiamo provato a chiedere a Tirreno Power di farci posizionare una webcam per controllare le emissioni che escono dalle ciminiere, ma mai abbiamo ottenuto le autorizzazioni. Noto ora con sorpresa che in un luogo dove altri solitamente non possono entrare se non con autorizzazioni, entrino invece gli attivisti di Greenpeace con estrema facilità. Sarà forse ora di valutare anche la sicurezza interna del sito”.