Caro Marco Melgrati, un disertore, forse un apolide. Così mi sarei dovuto sentire dopo le dichiarazioni da le rilasciate al quotidiano La Stampa il 23-06-2009. Nella serata che ha sancito la vittoria di Angelo Vaccarezza alle provinciali e vedeva la sua riconferma a consigliere provinciale, lei non poteva usare parole più inoppportune: “Il disinteresse nei confronti delle elezioni è drammatico. Questo atteggiamento delude e penalizza la democrazia”.
Dal momento che sono tra coloro che hanno scelto di rinunciare al diritto di voto prima alle elezioni provinciali e poi al ballottaggio, mi sono sentito chiamato in causa e desidero spiegarle quello che un amministratore dovrebbe sapere da un pezzo. In molti paesi occidentali l’astensionismo è un fenomeno consolidato, tipico è l’esempio degli Stati Uniti, democrazia che gode di ottima salute.
Il fenomeno può essere interpretato come una disaffezione dei cittadini alla politica o come la convinzione dei cittadini che tra le parti in campo non vi siano sostanziali differenze. In entrambi i casi, si tratta di una risposta perfettamente democratica. Personalmente ho scelto di non votare perché convinto che le provincie sono organismi costosi e pletorici, le cui funzioni potrebbero essere assorbite da regioni e comuni.
Ho ritenuto coerente non pronunciarmi sulle candidature di un’istituzione la cui esistenza mi convince sempre meno. Non credo di essere penalizzante per la democrazia. Almeno mai quanto lei quando dichiara: “Da domani riceverò solo chi si presenta con il certificato elettorale, e mi dimostra che ha votato per il ballottaggio, o chi viene con il certificato medico”. Ecco, questo non può proprio farlo. Lei è a servizio di una comunità, non di chi ha votato. Questa, suo malgrado, è democrazia.
Mirco Siffredi