
[thumb:9482:l]Provincia. “Le prossime firme per il Pdl le certifica mia nonna”. E’ il nome di un gruppo nato su Facebook che intende ironicamente stigmatizzare la vicenda delle firme irregolari e dell’esclusione del Popolo della Libertà dalla tornata elettorale per il rinnovo della Provincia.
Anche Internet viene utilizzato come mezzo di canzonatura nei confronti del Pdl, tagliato fuori (in attesa che la giustizia amministrativa definisca la faccenda) dalla competizione dalla commissione elettorale del tribunale. La cognizione del danno di immagine emerso dalla vicenda è noto anche ai vertici del centrodestra, che hanno riconosciuto (Claudio Scajola in testa) la superficialità nella raccolta dei documenti e nell’autenticazione.
La commissione elettorale ha accolto soltanto 87 firme dei presentatori della lista Popolo della Libertà – Berlusconi per Vaccarezza, mentre ne ha respinte 503. “Sulla validità di firme regolarmente espresse e regolarmente autenticate ha prevalso l’ipotesi che la mancanza della parola ‘Albenga’, a pochi centimetri dal timbro del Comune con la parola ‘Albenga’ ben visibile, fosse sufficiente per l’invalidazione delle stesse” ha affermato Angelo Barbero, capogruppo albenganese del partito berlusconiano, su cui si è scatenata la bufera.
Ma mentre la politica si infiamma e si attende la pronuncia del Tar, la rete si presta alla proliferazione degli sfottò. A partire dal gruppo sul noto socialnetwork: “Le prossime firme per il Pdl le certifica mia nonna”. “O se preferite il mio cane – prosegue infierendo la descrizione del gruppo – Tanto sarebbe solo un problema formale no? A cosa servono in Italia le regole?”.