
[thumb:11920:l]Albenga. Sarebbero stati in otto, un gruppo compatto di giovanissimi, a prelevare la tanica di benzina presso un distributore e ad utilizzarla per dare fuoco al dormitorio di via Scotto dove il marocchino trentunenne Abdel Aziz Zhairi, sorpreso nel sonno dalle fiamme, è scampato per miracolo ad un’intossicazione letale. L’uomo, bracciante agricolo come tanti nell’Albenganese, si trova ricoverato al San Martino di Genova e si sta riprendendo lentamente.
Le indagini dei carabinieri, coordinate dal procuratore Francantonio Granero e dal sostituto Giovanni Battista Ferro, hanno rilevato le responsabilità di altri quattro giovani, oltre a quelli (tre minori e un maggiorenne) già arrestati. Si tratta di ragazzi tra i 19 e 24 anni, tutti di Albenga, ora sottoposti a fermo di polizia giudiziaria con le accuse di tentato omicidio e incendio doloso (sarà valutata anche l’aggravante dell’odio razziale).
Gli stessi capi d’imputazione elevati a carico di Simon Gheno, 18 anni, e dei minorenni V.M. e D.Z., di 17 anni, e G.G., di 15. Agli ultimi tre il Tribunale dei Minori di Genova contesta, in più, la tentata strage. Gli elementi probatori acquisiti nei confronti degli ultimi quattro fermati sarebbero schiaccianti: secondo gli inquirenti, anche loro hanno partecipato all’approvigionamento del liquido infiammabile e al suo spargimento presso lo scantinato che veniva abitualmente utilizzato dai nordafricani.
Chi abbia appiccato materialmente il rogo appare irrilevante: secondo i titolari dell’indagine, si profila come evidente il concorso di tutti e otto nella predisposizione dolosa e nell’attuazione della grave spedizione punitiva. Resta ancora nebulosa la ricostruzione di quanto avvenuto nei momenti immediatamente antecendenti all’atto incendiario, anche perché le testimonianze raccolte sono contrastanti.
La lite che ha opposto italiani e marocchini nella notte tra il 25 ed il 26 aprile è stata furibonda. Lo testimoniano i punti di sutura cui hanno dovuto ricorrere alcuni dei contendenti per le ferite subite da lame di coltello o da cocci di bottiglia. Soltanto per l’episodio della rissa, sono finiti in carcere gli italiani Stefano De Maria, 21 anni, di Ceriale, e Samuele Zannino, 20 anni, di Albenga, e due marocchini, i fratelli Azeddine e Mouloudi Nafid, rispettivamente di 29 e 33 anni.