In questi ultimi giorni tanto si e’ letto e tanto si e’ sentito parlare di funivie alla luce del tragico evento accaduto, la morte di un lavoratore. Un fatto di tale gravita’ ha generato reazioni di vario genere, e e’ proprio a quest’ultimo aspetto che vorrei fare riferimento. Dopo essersi consumata tale tragedia con conseguente spontanea protesta dei colleghi di lavoro, a fronte dell’incalzare degli avvenimenti, su specifica richiesta degli addetti ai lavori “leggesi i giornalisti” specie quelli televisivi, i dirigenti sindacali nella loro piena leggittima funzione hanno rilasciato dichiarazioni improntate a fotografare fedelmente una situazione esistente alle funivie.
Questo primo evento, le dichiarazioni, ha fatto sì che qualcuno leggesi “presidente della Port Autority” si sentisse personalmente toccato da cio’, stato d’animo che veniva espresso durante l’incontro avuto nella mattina stessa dell’incidente fra i dirigenti di funivie, segreterie provinciali sindacali e Rsu aziendale, manifestando malumore nei confronti del membro della segreteria della Filt-Cgil individuato rispetto ad altri magari come elemento di disturbo alla navigazione anche per altre questioni che nulla hanno a vedere con l’accaduto.
E’ seguita la proclamazione di 24 ore di sciopero per il giorno successivo di tutte lae aziende operanti in ambito portuale con presidio sotto la sede della Autority dove era in corso la riunione del comitato portuale, una delegazione composta dai delegati di tutte le aziende e’ stata ammessa alla presenza dei partecipanti allo scopo di dare lettura e consegnare un documento redatto “unitariamente ” dalle organizzazioni sindacali. Da cio’ altra reazione stizzita e innoportuna sempre da parte dello stesso soggetto gia’ citato, in quanto a suo modo di vedere il documento del sindacato era carente di un riconoscimento a quanto e’ stato fatto in materia di sicurezza sul lavoro, con l’autority cioe’ lui come attore protagonista.
Da questo punto in avanti inizia una girandola di prese di posizione che producono in chi scrive, ma non solo, un moto non tanto di stupore anche perche’ a cose del genere e stato fatto il callo, ma sicuramente di tristezza nel constatare quanto qualcuno sia caduto cosi’ in basso. Documenti sindacali concordati e mediati a fatica unitariamente ai quali vengono ritirate le firme da parte di 2 sigle sindacali con conseguente sconfessione di coloro che gli avevano siglati che peraltro molto coerentemente rimangono al loro posto adeguandosi. Un precipitoso correre ai ripari di fronte allo strepitare del “sovrano offeso” presentando le scuse allo scopo di mantenersi l’accredito e la considerazione avuta il classico comportamento da “servi sciocchi alla corte del re” minacce molto velate di dimissioni in un paese, l’Italia, dove tutti minacciano di andarsene e dove alla fine non va via mai nessuno purtroppo.
In ultimo la dichiarazione agli organi di stampa da parte del segretario della Fit-Cisl il quale dice testualmente “non riusciamo ad essere all’altezza del nostro ruolo”, concetto che coglie pienamente nel segno se fa riferi mento a chi lo esprime o all’organizzazione sindacale che rappresenta, diversamente per quanto mi,ci, riguarda da respingere al mittente. Io, noi, non siamo per appuntare medaglie sul petto di chicchessia o per concedere riconoscimenti di merito a prescindere. Il sindacato quello con la “s” maiuscola deve fare al meglio il proprio lavoro che rimane sempre quello di rappresentare gli interessi dei lavoratori. Tutto il resto e’ un qualcosa che rimane distante anni luce dal mio,dal nostro modo di concepire il sindacato.
Valerio Ulivi,
Dipendente di Funivie S.P.A,
Dirigente sindacale del Direttivo Provinciale della Filt-Cgil