
[thumb:6816:l]Provincia. In occasione della ricorrenza della Liberazione, IVG.it si ferma per un giorno. La redazione garantirà soltanto l’informazione essenziale. Gli aggiornamenti in tempo reale torneranno regolarmente lunedì 27 aprile. Ringraziando i lettori per l’attenzione con cui ci seguono, proponiamo le riflessioni del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sul significato delle celebrazioni dedicate al 25 Aprile.
“Il messaggio, l’eredità spirituale e morale della Resistenza, della lotta per la Liberazione d’Italia, vive nella Costituzione, carta fondante della Repubblica, pietra angolare del nostro agire comune e della nostra rinnovata identità nazionale” ha affermato il capo dello Stato.
Proprio nella Costituzione “figlia” della Resistenza, ha sottolineato Napolitano, “possono ben riconoscersi anche quanti vissero diversamente gli anni 1943-1945 e quanti ne hanno una diversa memoria, per esperienza personale o per giudizi acquisiti”.
Il presidente della Repubblica ha esortato: “Il nostro ricordo, il nostro omaggio a tanto sacrificio, si unisce all’impegno a non ripetere gli errori del passato”. In tal senso, “la memoria di quegli italiani coraggiosi e di quegli avvenimenti (che videro centinaia di migliaia di militari italiani unirsi ai civili nella lotta ai nazifascisti) ripropone alla nostra riflessione un fondamentale e ricorrente insegnamento che, oggi come non mai, ci appare attuale e ineludibile: il rifiuto di ogni forma di sopraffazione e di violenza e, di conseguenza, il ripudio dell’indifferenza e dell’ignavia di fronte all’offesa della dignità dei popoli, ovunque e comunque si compia”.
Per il capo dello Stato, “non si tratta semplicemente di una doverosa posizione di principio, ma di una realistica presa d’atto delle conseguenze che l’arbitrio e l’oppressione producono ineluttabilmente: sofferenza, sottosviluppo, distruzione e guerra, per le nazioni e i gruppi che ne sono direttamente colpiti ma con riflessi pesanti per l’intera comunità internazionale”. “Ciò – ha detto Napolitano – è tanto più vero e rilevante oggi, in un mondo sempre più connesso e interdipendente”.