Comunque la si giri, la scelta del Sindaco Melgrati di non concedere piazza Partigiani per il concerto del 25 aprile è sbagliata.
E’ sbagliato che un’Istituzione, di qualunque colore sia, non faccia propria la festa per la celebrazione della liberazione del Paese da un esercito invasore e nazista.
E’ sbagliato che non si conceda una piazza ad un circolo di volontari che organizzano un concerto gratuito e aperto a giovani e non.
E’ sbagliato che il Sindaco non dia una spiegazione vera e credibile del perché non concede la piazza e si nasconda dietro motivazioni anche contraddittorie (se si rimette a nuovo una piazza immagino sia per utilizzarla).
Infatti, se il Sindaco ha giustamente a cuore la sicurezza dei cittadini e dei turisti e la vivibilità della città in un giorno festivo, fa bene a pretendere garanzie. Peraltro il sindaco potrebbe sentirsi rassicurato dal fatto che il circolo Brixton organizza da tempo le celebrazioni del 25 aprile senza che vi siano mai stati problemi di ordine pubblico.
Nella primavera del 2001 organizzammo nella darsena a Savona (dove poi è sorto il terminal crociere) il concerto per i 100 anni della Camera del Lavoro. Quella sì era un celebrazione di parte. Organizzammo la serata con la collaborazione del Comune, ma anche dell’Autorità portuale e di altre Associazioni di categoria. Al concerto (guarda caso c’erano anche i GANG) parteciparono 5000 persone e ancora oggi quella serata è ricordata non come una festa bolscevica, ma come un’iniziativa della città aperta a tutti e che molti (di varia estrazione) ci chiedono di ripetere.
Forse il Sindaco poteva risparmiarsi inutili dimostrazioni di virilità e far diventare l’iniziativa del Brixton un’iniziativa della città. Invece ha scelto di utilizzare ancora una volta il 25 aprile per marcare le divisioni consapevole del fatto che con un atteggiamento simile (e con il pretestuoso richiamo alla sicurezza) sarà maggiore il consenso rispetto al dissenso. Tutto questo ignorando il dovere del massimo rappresentante di un’Istituzione democratica che è quello di garantire il rispetto delle diverse espressioni di pensiero, a maggior ragione nella malaugurata e condannabile ipotesi di non voler considerare il 25 aprile una festa di tutti.