Di solito quando un sindaco vieta l’utilizzo di una piazza lo fa, rispettando la Legge, per motivi di natura pubblica: timore di disordini ad un comizio politico; timore di scontri ad un raduno sindacale e così via. Il nuovo motto, infatti, è “prevenire” è meglio che “permettere”. Permettere che le idee circolino, che la memoria si faccia ancora viva tra i meandri compulsivi delle menti delle persone, dei giovani come degli anziani, rischiando di far saltare quegli equilibri di sostanziale tenuta di un assetto politico che la destra sta costruendo con una contemporanea destrutturazione dell’architrave di valori su cui poggia questo disgraziato Paese.
Pezzo dopo pezzo, si prova a smontare l’assioma democratico, il paradigma liberale prima ancora che comunista o progressista in senso stretto, secondo cui la libera circolazione delle idee diviene, dopo la fase storica della guerra, uno dei pilastri su cui si fondano le altre libertà: di stampa, di associazione, di espressione delle arti e della cultura in generale. E poi i diritti: sociali e civili.
Nel profondo sud della provincia di Savona, regno nero della destra leghista e berlusconiana, c’è non un villaggio di Galli che resiste, ma qualcosa di simile: un circolo Arci, il Brixton, che da anni e anni organizza concerti, manifestazioni culturali proponendo note di impegno politico e sociale, pentagrammi dove scorre sempre un messaggio per chi ascolta, un messaggio che va al di là della consuetudine commerciale.
Anche questo anno, il coraggioso Brixton, guidato da una pattuglia di intraprendenti giovani, organizza la ormai tradizionale “Festa popolare di Resistenza”. E’ la 16esima edizione, in piazza dei Partigiani, il 25 aprile prossimo: si comincia alle ore 14 e si termina alle ore 20. La scaletta delle esibizioni è ricca: comincia Santi Pollastri, cantautore d’annata, per passare ai In Vivo Veritas (quello che viene chiamato folk resistente), per chiudere con The Gang (Mauro e Sandro Severini sono la storica band di “Bandito senza tempo” o di “Socialdemocrazia”).
Ma al sindaco di Alassio tutto questo probabilmente non piace e quindi decide di vietare la piazza per questa manifestazione. Una nuova condotta restrittiva che obbedisce alla linea dura di Maroni, che mostra cosa si può e cosa non si può fare nella moderna Italia delle Libertà che mal sopporta le ricorrenze antifasciste, che preferirebbe sentir suonare “Meno male che Silvio c’è” al posto dell’Inno di Mameli e magari vietare Bella ciao e Bandiera rossa perchè inneggiano ai partigiani l’una e alla rivoluziona l’altra.
Si tranquillizzi il sindaco Melgrati. E’ solo una festa in memoria di chi liberò l’Italia dai nazifascisti e ci rimise la pelle, in molti casi… E dalle parti d i Albenga e Alassio qualcuno si ricorda ancora di quel Luciano Luberti, uno dei pochissimi italiani che avevano indossato la divisa militare tedesca, il famoso “boia” che andava massacrando i suoi concittadini in nome di Hitler e Mussolini.
La parola libertà vale ancora qualcosa se un sindaco vieta a dei giovani di suonare in piazza, di esprimere con la sola musica e con le sole parole il tributo alla festa della Liberazione. La parola libertà vale ancora qualcosa e lo vale ancora di più laddove è negata proprio nel suo stesso nome.
L’appuntamento con la “Festa popolare di Resistenza” non è rimandato, ma solo spostato di luogo: tutte e tutti al Parco San Rocco per ricordare, per festeggiare, per ritrovare quella solidarietà sociale e quella memoria che non possono andare disperse.
Jan Casella, candidato PRC Collegio di Alassio
Furio Mocco, candidato Presidente della Provincia
Marco Ravera, segretario provinciale Rifondazione