Savona. Si ammala di Covid-19, effettua la prima dose del vaccino dopo 6 mesi, come da normativa, ma si vede negato il green pass. È questa la storia di una lettrice di IVG.it che, in quanto maestra e nonostante abbia seguito tutte le regole, si trova costretta a doversi sottoporre a un tampone ogni 48 ore per recarsi a lavoro.
Il tutto inizia a gennaio, quando l’insegnante risulta positiva al Coronavirus. A giugno, si sottopone alle prima dose di vaccino, riportando sul modulo di aver precedentemente contratto l’infezione. “Solo tornando a casa, mi sono accorta che, per un errore del hub vaccinale, mi era stato dato un appuntamento per la seconda dose – racconta – Ho immediatamente contattato l’Asl facendo presente che, avendo fatto il Covid, avrei dovuto ricevere una sola dose e mi hanno rassicurato che avrebbero provveduto ad aggiornare la mia posizione”.
Ma a distanza di mesi e nonostante ripetute richieste – “ho chiamato l’Asl, il 1500,il medico curante, ho scritto email all’urp” – ancora oggi non è riuscita ad ottenere il certificato verde “perché – spiega – risulto inadempiente della seconda dose e purtroppo sembra non esserci una soluzione per persone nella mia situazione”.
“Nel 2021, dove basta schiacciare un tasto per sapere anche quanti peli si hanno nel corpo, mi sembra impossibile che non possano, non solo non risolvere un problema causato da loro, ma nemmeno avere soluzioni da proporre – afferma arrabbiata e scoraggiata – Purtroppo, se non risolvo la situazione, per recarmi al lavoro dovrò fare, a spese mie, tamponi ogni 48 ore”.
“Trovo inaccettabile lasciare nel limbo persone che, come la sottoscritta, hanno fatto tutto correttamente per essere in regola e poter lavorare. Vergognoso da parte dello Stato e del sistema sanitario nazionale non colmare questo divario che si crea tra la legge e la sua applicazione”, conclude amareggiata.
