Una zona estremamente nevralgica e preziosa per una Città povera di spazi, una parte di Città che nel 19° secolo fu data alle nascenti Ferrovie dello Stato per realizzare quel grande servizio pubblico, che fu il treno per allora, invece di essere poi restituita alla Città, come sarebbe dovuto avvenire per un principio di logica e di diritto elementare, in questi ultimi anni è stata venduta a dei privati.
Esistevano e forse esisterebbero tuttora i presupposti giuridico-amministrativi per un’azione forte da parte del Comune, al fine di recuperare la piena e sacrosanta proprietà di quelle aree, ma capisco che nessuno abbia voglia di fare battaglie contro i mulini a vento, capisco anche che adesso le sinistre, abbiano ormai elevato l’imprenditoria privata ad autentico nuovo “totem” indiscusso e salvifico (fatta eccezione per le imprese di Berlusconi, beninteso).
In ogni caso, il Comune non può trattare l’enorme e fondamentale intervento di Piazza del Popolo, come una qualunque pratica di edilizia privata, cioè al’incirca come se l’intervento riguardasse una lottizzazione a Ciantagalletto, o a Santuario.
Questo intervento avrà un impatto di rilievo storico per la Città, tanto quanto lo ebbe la realizzazione della stessa via Paleocapa ed il Piano Cortese nel suo complesso. Pertanto il Comune non può limitarsi ad inseguire i progetti, via via proposti dai privati , riservandosi di dare delle indicazioni, delle prescrizioni e fissare dei “paletti”. Qui il Comune deve assolutamente diventare primattore ed agire con la responsabilità e la lungimiranza che un Pubblico Amministratore deve saper esprimere, almeno in casi come questo.
Il progetto di Piazza del Popolo non può esaurirsi in un balletto intorno alle cubature concesse ed alle (scarse) opere di urbanizzazione ” a scomputo”, ma in esso deve trovare posto tutto ciò che alla Città serve di più e nella misura in cui serve.
Se pertanto gli oneri di urbanizzazione dovuti non sono sufficienti per fare tutto ciò che serve, il Comune deve essere pronto ad integrare con risorse proprie. Per fare solo due esempi, non è pensabile che si facciano così pochi parcheggi rispetto a quelli che si tolgono (e che servirebbero assolutamente), o che si rinunci ad un auditorium, solo perché gli oneri dovuti dai privati non basterebbero per farne uno adeguato alle esigenze.
In un caso come questo, se anche il Comune si indebitasse pesantemente per integrare gli oneri di urbanizzazione dovuti dai privati e realizzare così un progetto urbanistico veramente importante, le generazioni future, per una volta, sicuramente ringrazierebbero di trovarsi un mutuo comunale sulle spalle.
Emilio Barlocco