
Savona. Ieri pomeriggio è stato organizzato anche nella città della Torretta un presidio in piazza Mameli alle 16, per manifestare la propria solidarietà verso il popolo colombiano, vittima della violenta repressione del governo.
Il 28 aprile, nelle principali città della Colombia, migliaia di cittadini sono scesi in strada in uno sciopero indetto da organizzazioni sindacali, popolari, studentesche e sociali e così si è decisa un’azione anche a Savona.
La mobilitazione è nata per contrastare la riforma tributaria “frutto delle politiche liberiste di ultra-destra portate avanti dal governo fascista di Ivan Duque, becera espressione dell’ ‘Uribismo’ che da decenni guida il paese massacrando letteralmente le fasce più deboli della società” affermano i manifestanti.
“Nonostante l’attitudine pacifica dei cortei, si sono subito registrati gravi casi di violazione dei diritti umani da parte della polizia nazionale e dello ESMAD, lo squadrone antisommossa – continuano -. Ci sono state fin da subito diverse vittime, ad oggi più di 30 senza contare i feriti, i desaparecidos e le violenze sessuali. La violenza e la spropositata repressione da parte dello Stato è davanti agli occhi di tutto il popolo colombiano, che ha così deciso di continuare a manifestare rivendicando il proprio diritto alla protesta pacifica. Questa perseveranza ha portato al ritiro temporaneo della riforma e alle dimissioni del Ministro de Hacienda Alberto Carrasquilla”.
“Il popolo in lotta non si fermerà fino a quando non otterrà il ritiro dell’intero pacchetto di riforme proposte dal governo, lo scioglimento dello ESMAD, giustizia per le vittime della violenza poliziesca, l’arresto degli assassini dei leader sociali, lo stop alla devastazione di territori protetti da parte delle aziende petrolifere e lo stop alla disinfestazione delle colture con il glifosato, sostanza che sta uccidendo le popolazioni contadine – aggiungono i manifestanti -. Cali oltre ad essere l’epicentro delle proteste, è stata la prima città ad essere stata militarizzata tramite l’occupazione da parte dell’esercito, diventando un vero e proprio laboratorio sociale del fascismo moderno. Sono passati dieci giorni dall’inizio delle proteste e continuano i massacri e gli abusi da parte di polizia ed esercito, negando assistenza medica ai feriti, che vengono soccorsi per strada grazie ai volontari”.
“I media nazionali, sotto il controllo dello Stato, negano le violenze e i massacri nonostante le testimonianze e i video che circolano in rete. Gli stessi colossi del ‘mondo social’ Facebook e Instagram fanno in modo di oscurare documenti, video e immagini che vengono diffusi dai propri utenti. Abbiamo sentito la necessità di scendere in piazza perchè il mondo intero deve sapere quello che stanno facendo al nostro popolo” concludono.