
Una lezione speciale con un allenatore che sta continuando a sorprendere, sia sotto il profilo dei risultati che sotto quello del gioco espresso: gli allievi del Master UEFA Pro – a cui si sono aggiunti alcuni colleghi del Corso combinato B/A – hanno potuto ‘incontrare’, anche se solo virtualmente vista la lezione a distanza, il tecnico dell’Hellas Verona, Ivan Juric.
Una lezione di due ore tenuta lunedì mattina, in cui l’allenatore scaligero ha parlato della sua filosofia di gioco e di cosa faccia in allenamento con i calciatori, sia da un punto di vista tecnico che tattico.
“Personalmente – ha sottolineato Ivan Juric prima di tenere la lezione virtuale – devo molto alla Scuola Allenatori: per questo, per il Settore Tecnico, io ci sarò sempre”.
Gli allievi hanno potuto seguire poi anche la lezione tenuta da Paolo Barbero, preparatore atletico dell’Hellas, che ha disquisito a proposito della settimana tipo del Verona.
Lavoro e identità di gioco sono principi non negoziabili per il tecnico croato, che grazie a questo approccio ha trasformato il Verona in una squadra moderna e divertente. E ora punta a qualcosa di più.
Durante la sua prima conferenza stampa da allenatore dell’Hellas Verona, un giornalista chiese a Ivan Juric come avrebbe fatto a conquistare la sua nuova tifoseria. In quel momento, la breve carriera dell’allenatore croato sembrava già al primo bivio determinante: le aspettative che aveva generato con l’eccezionale promozione in Serie A del Crotone sembravano esser state erose da un vento invisibile, a Genova infatti aveva vissuto tre stagioni monche, psicologicamente massacranti e scandite da esoneri – propri e altrui – senza mai avere a disposizione un campionato intero o comunque il tempo necessario per trovare continuità, rimediare ai propri errori, dare prova della propria crescita e delle proprie qualità senza essere irrimediabilmente legato alle contingenze.
Dopo quei tre anni il nome di Ivan Juric, pur facendo ancora parte della lista “allenatore emergenti”, e nonostante i lampi di ottimo calcio mostrati dalle sue squadre, sembrava già stantio, invecchiato male e troppo in fretta. Al Verona, in quell’istante, a suo dire, solo Bessa e Pazzini avevano già dimostrato di poter giocare in Serie A: probabilmente, conosceva bene i limiti della rosa, così come sapeva – più per la piega presa dagli avvenimenti che per demeriti propri – di non avere margine di errore. Alla domanda del giornalista, rispose: «Con il gioco». Il lavoro è l’unico strumento che Juric conosce per far funzionare le cose.
Una grande lezione per i futuri mister.