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Il viandante e la sua ombra

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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Il viandante e la sua ombra
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“Il pensiero di Nietzsche fu una delle principali influenze spirituali che io abbia mai sperimentato” afferma Carl Gustav Jung. Si sa che Freud, al contrario, ha affermato di essersi deliberatamente privato dell’«alto godimento delle opere di Nietzsche» per «non essere ostacolato da nessun tipo di rappresentazione anticipatoria nella […] elaborazione delle impressioni psicoanalitiche» ma ne L’interpretazione dei sogni possiamo leggere: “Si intuisce l’esattezza delle parole di Nietzsche […] e si è indotti a sperare di arrivare, con l’analisi dei sogni, a conoscere l’eredità arcaica dell’uomo, a riconoscere ciò che è in lui psichicamente innato”. Al riguardo Jung sottolinea in La dinamica dell’inconscio, che Nietzsche prima di Freud aveva compreso che i “residui arcaici dell’inconscio” sono dei “ regolatori “sempre” presenti, e biologicamente indispensabili, della sfera istintuale, la cui attività si estende a tutto l’ambito della psiche”. In ogni caso è certo che l’opera di Nietzsche anticipa molti temi che saranno approfonditi ed elaborati in un più specifico contesto psicanalitico sia in senso freudiano che junghiano. Un passo del filosofo dello Zarathustra piuttosto noto ed abbondantemente studiato, anche se con prospettive ed esiti diversi, è sicuramente “Il viandante e la sua ombra” del 1879 che costituisce la seconda parte di Umano troppo umano II al quale molto spesso rimanda anche l’opera e l’epistolario di una donna molto vicina al filosofo, mi riferisco ovviamente a Lou von Salomé. Il testo si presta ad essere, oltre che una miniera di provocazioni ed argomentazioni filosofiche, anche e, specie nell’ottica in cui lo presento, un importante documento psicanalitico.

La ricerca del filosofo comincia nei mesi trascorsi a Saint Moritz, le lunghe passeggiate pensose tra boschi e montagne lo accompagna ad una sfida impervia, la liberazione del suo spirito. Il dialogo, poiché di questo si tratta, ha inizio dopo un lungo meditativo silenzio, ma il viaggio era cominciato all’inizio del silenzio. Un viaggio all’interno di sé, un viaggio che era ascolto e attesa ed ecco che l’ombra infrange il silenzio: “Giacché è tanto tempo che non ti sento parlare, vorrei dartene un’occasione”; lo stupore del viandante è sincero e significativo: “Per dio e per tutte le cose a cui non credo, è la mia ombra che parla: la sento, ma non ci credo”. Inevitabili, fra i tanti approcci esegetici, i rimandi ad altri viaggiatori ed al loro incontro con le ombre, dalle narrazioni omeriche e virgiliane passando per il percorso ultraterreno dantesco per finire con D’Annunzio. Negli autori appena citati, però, il viaggiatore ha uno scopo, conoscere il suo destino, oppure rivelare il divino o la verità sulla natura e sulla vita e le ombre rappresentano le anime, gli spiriti senza corpo liberati dal soma e prossime alla conoscenza sapienzale. Non credo sia questa l’ottica più interessante per l’analisi del testo nietzscheano e comunque è già stata ampiamente presentata da eccellenti studiosi fondandola, con ortodossa esegesi, sulla collocazione, a chiusura della prima parte del testo e come spunto per la seconda, dell’aforisma 408 “Vogliano i vivi perdonarmi se essi talvolta mi sembrano delle ombre”. Sarebbe suggestivo ampliare l’analisi anche a Peter Pan ed al suo rapporto con la propria ombra ma si allargherebbe ancor di più la questione, torniamo, quindi, alla nostra prospettiva e proviamo ad analizzare le figure dei due protagonisti: il viandante e la sua ombra.

Il viandante non ha una meta, viaggia la propria vita, come ognuno di noi! Non confondiamo i progetti o gli scopi con il senso, la nostra esistenza è intenzionata e direzionata da obiettivi contingenti ma nessuno di essi ci può svelare il senso della stessa. La vita è un incedere che si autodetermina e, contemporaneamente, ci rende ciò che diveniamo. Il problema è che, normalmente, si è tanto impegnati nel viaggio e nel raggiungimento della meta che di volta in volta ci prefiggiamo, da non comprendere che con noi è sempre un silenzioso compagno, a volte invisibile ai nostri occhi, ma c’è, la nostra ombra, ciò che diviene come ostacolo alla luce rivelandosi senza mai svelarsi che altrimenti verrebbe cancellato dalla luce stessa: sto parlando dell’inconscio. Il viandante nietzscheano si scusa per non essersi accorto da sempre della presenza dell’ombra ed entrambe scoprono quanto si condividano: “Perché ci sia bellezza sul volto, chiarezza nel discorso, bontà e saldezza nel carattere, l’ombra è tanto necessaria quanto la luce” afferma il viandante e replica l’ombra: “E io odio la stessa cosa che odi tu”. Certo, le parole mutano di colore e profumo e segno nella pronuncia dell’uno e dell’altra ma entrambi si dichiarano da subito indulgenti verso le inevitabili difficoltà di comunicazione.

Ancora una volta possiamo riconoscere le basi dell’approccio della futura psicanalisi infatti, i due protagonisti, una volta scopertisi buoni amici, si accordano su cosa dirsi; il viandante dichiara di avere centinaia di domande da porre all’ombra prima che svanisca il tempo in cui essa potrà rispondere. Numerosi sono gli argomenti trattati e inseriti nell’opera sotto forma di aforismi, il dialogo, infatti, fa seguire al prologo al quale ho accennato, ben 350 aforismi prima di riprendere la conversazione e portarla alla sua conclusione. Mi rendo conto dell’impossibilità di affrontare l’intero dialogo in questa sede anche solo per cenni, meglio allora approfondire gli elementi psicanalitici della prima parte, per ora. Ripartiamo da una interessante affermazione del viandante: “Credo di capirti, benché tu ti sia espressa alquanto ombratamente”. È evidente, mi sembra, che l’inconscio intenda comunicare al conscio ma non possa esprimersi se non nel suo linguaggio naturale, quello che Freud ricercherà nei sogni. E poi prosegue: “Ma avevi ragione: i buoni amici si scambiano di quando in quando una parola oscura come segno di intesa, che deve essere un enigma per ogni estraneo. E noi siamo buoni amici”. È riconoscibile l’atteggiamento che ispirerà Italo Svevo nella sua La coscienza di Zeno: lo psicanalista è l’estraneo mentre l’Io e l’Es sono “buoni amici”. Possiamo terminare questa prima parte di riflessione ancora con la replica del viandante all’affermazione dell’ombra convinta che nessuno la coglierà sapendo vedere solo il viandante che, però, la smentisce: “Forse sbagli, amica! Finora si è scorta nelle mie opinioni più l’ombra che me”.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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Ferruccio Masci
24 Marzo 2021 alle 8:00
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