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Cronaca

Un anno di Covid nell’attività di “Pietra Soccorso”: i numeri dell’emergenza fotogallery

Gli interventi e i trasporti sanitari, ma anche il grande sostegno alla popolazione

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Un anno di Covid nell’attività di “Pietra Soccorso”: i numeri dell’emergenza
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Pietra Ligure. La consegna porta a porta di cibo (n° 187 servizi) e medicinali (n° 215 servizi) alle persone vulnerabili, i nuovi trasporti secondari di infermi tra l’ospedale Hub per le emergenze a Pietra Ligure e i reparti di cura in area Covid situati presso l’ospedale di Albenga (n° 463 trasporti + 265 secondari urgenti), le nuove sempre più gravose spese per i dispositivi di protezione individuali, la conversione delle ambulanze per il trasporto di infetti, dedicandone una fissa a inizio pandemia come richiesto dal servizio 118 (30 giorni totali nei mesi della prima ondata), la sanificazione, interventi Covid di emergenza territoriale infettive (n° 63), fino alla messa in rete di iniziative culturali in streaming (tra le prime P.A a formare a distanza 20 aspiranti volontari), per un totale di circa 800 trasporti riconducibili all’emergenza sanitaria.

E’ il bilancio di un anno di Covid della pubblica assistenza “Pietra Soccorso”, in prima linea fin dall’inizio della pandemia.

“Percependo nella cittadinanza, durante il lockdown, problematiche sociali come solitudine e difficoltà nella gestione domestica (spesso negli anziani), aumento della povertà, aumento o insorgenza di casi di depressione o di vere e proprie patologie psichiatriche, abbiamo rafforzato la nostra attività – afferma il presidente Lorenzo Monteleone -: si sono mantenuti e intensificati i servizi istituzionali come le emergenze territoriali (n° 1.388 servizi), i trasporti secondari urgenti presso altri ospedali (n° 349 servizi), i servizi ordinari (n° 1.541 servizi), servizi domiciliari (n° 470 servizi), il trasporto dialisi (n° 1.967 servizi) e il servizio automedica Sierra 4 (n° 536 servizi)”.

“Numeri davvero importanti per la nostra pubblica assistenza” aggiunge.

“D’altronde non è un caso che le Nazioni Unite hanno scelto come tema della Giornata Internazionale del Volontariato proprio la pandemia, dal momento che nei mesi scorsi, mentre il Covid-19 imperversava nel mondo, i volontari sono stati in prima linea nelle risposte mediche, comunitarie e sociali. Un ruolo chiave, evidenziato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che tuttavia non è stato abbastanza riconosciuto, specialmente a proposito del benessere e dell’accesso alle cure per gli stessi volontari”.

E il presidente sottolinea: “L’effetto della pandemia è stato dirompente, eppure, le scosse di assestamento di questo terremoto, sono state avvertite in modo disomogeneo da associazione ad associazione. Per alcune realtà, c’è stato un boom di richieste di aiuto e un aumento vertiginoso dei servizi erogati, mentre per altre la domanda è calata ai minimi termini, tanto da minacciarne la sopravvivenza stessa. E ancora, per alcune organizzazioni, le norme di distanziamento sociale e paura di contagio, hanno avuto un effetto tsunami su attività e programmi”.

“Per cui, per sopravvivere e riemergere in un mondo radicalmente trasformato, si è dovuto adeguarsi alla nuova realtà pandemica, con una maratona decisionale e, ritrasformarsi, con il futuro ingresso nella nuova realtà post-Coronavirus. In questo percorso in salita, lastricato di ostacoli ma anche di opportunità da cogliere, la difficoltà maggiore è stata ridiscutere il bilancio delle proprie attività, rivalutando mission, obiettivi, strategie e impatto sociale, così come ricalibrare i propri modelli di sostenibilità economica. Un’impresa ardua, poiché richiede uno sguardo costantemente rivolto al medio e lungo periodo che sembra impossibile da concepire quando il volontariato è assalito da imprevisti pressoché quotidiani, richieste urgenti da soddisfare, esigenze finanziarie a cui far fronte nell’immediato”.

“Così, rimboccarsi le maniche è stato il primo comandamento durante il picco della pandemia, ci si è dovuto reinventare, proprio perché l’emergenza ha eroso ulteriormente le riserve economiche di tutte le associazioni e reso il tessuto sociale ancora più fragile. Questa combinazione, una miscela equilibrata del “fare” in prima linea al servizio degli altri e del “pensare” nel dietro le quinte alla nuova architettura della propria realtà, è stata la chiave grazie alla quale l’associazione ha garantito un alto livello di assistenza”.

“Ecco perché avviare un percorso di riflessione per ridefinire obiettivi e priorità è una tappa miliare se si vuole entrare con il piede giusto nella “nuova normalità”. Da una parte, è necessario assicurarsi che l’associazione continui a erogare servizi, grazie ad azioni di conservazione della liquidità, taglio delle spese, dilazione dei pagamenti, accesso a fondi di emergenza e affidamento a programmi di donazioni già avviati. Dall’altra, però, bisognare sottoporre la propria associazione a una radiografia completa, lasciando anche spazio a una sana dose di autocritica: dal ripensare la propria identità al focalizzare nuovamente la propria missione, individuando priorità di ieri, oggi non più al passo con i tempi del dopo Covid” conclude il presidente Monteleone.

Federico De Rossi
1 Marzo 2021 alle 13:21
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