
[thumb:10734:l]Sono dati allarmanti quelli che Greenpeace lancia oggi sul “Santuario dei cetacei”: cinquanta per cento di stenelle in meno e balenottere ridotte a un quarto in dieci anni. Un calo vertiginoso che testimonia una condizione drammatica determinata dal traffico incontrollato dei traghetti e inquinamento da batteri fecali.
Secondo il rapporto dell’associazione ambientalista “il Santuario è oggi ridotto a una fogna a cielo aperto senza regole nè controlli”. Una delle navi di Greenpeace, l’Arctic Sunrise, nell’agosto 2008 ha navigato per oltre 1.500 km nel Santuario per “contare” i cetacei, prelevare campioni d’acqua e monitorare il traffico marino. La navigazione ha coperto il settore occidentale del Santuario, grosso modo nel triangolo che ha come vertici Alghero, Tolone e Genova.
Il “Santuario” doveva tutelare l’ecosistema del Mar Ligure e le popolazioni di cetacei che lo abitano, tra le più ricche del Mediterraneo. In particolare, come dimostrò la “Operazione Cetacei” lanciata da Greenpeace alla fine degli anni ’80, il Santuario è la principale area di alimentazione estiva della popolazione mediterranea della balenottera comune: una popolazione che si avvia a diventare una specie separata da quella atlantica. Il “Santuario” nasce da un accordo tra Italia, Francia e Monaco che, in vigore dal 2002, protegge circa 87.000 chilometri quadrati del Mar Ligure.
I dati della “Operazione Cetacei”, pubblicati nel 1992, indicavano la presenza di circa 900 balenottere comuni e tra 15 e 42 mila stenelle. Dai dati raccolti lo scorso agosto dall’Arctic Sunrise, sembra che ci sia una riduzione di circa il 50 per cento delle stenelle (5-21.000 esemplari), mentre sono state avvistate solo un quarto delle balenottere “attese”, troppo poco per poter stimare la popolazione.[image:10729:r]
Greenpeace ha potuto documentare alcune delle cause di questo crollo verticale dei cetacei nel “Santuario”: traffico incontrollato (con traghetti che corrono a 70 km/h), inquinamento da batteri fecali in altura in due stazioni delle undici analizzate e attività di whale watching svolte in modo pericoloso, con aerei e motoscafi.
“La diminuzione dei cetacei nel Santuario non ci sorprende – dichiara Greenpeace in una nota stampa -. Il “Santuario” è una scatola vuota senza regole e controlli. Eppure, si tratta di un precedente importante per la protezione del mare, anche in acque internazionali, riconosciuto da tutti i Paesi del Mediterraneo riuniti nella Convenzione di Barcellona. Ma è un pessimo precedente. Nel Santuario non è stato fatto assolutamente nulla di specifico per prevenire ed eliminare progressivamente l’inquinamento (anzi, vi si vuole insediare la prima industria offshore: il rigassificatore di Livorno-Pisa), per limitare i rischi di collisione delle imbarcazioni con i cetacei e prevenire gli impatti dei rumori, per mettere un freno alla pesca illegale (la Francia ha addirittura fatto ricorso alla Corte di Giustizia, perdendo, per continuare a proteggere la sua flotta che pesca con le spadare) o per proteggere la fascia costiera (Monaco ha avviato progetti di “espansione” del litorale con casse di colmata per ‘urbanizzare’ il mare). Italia, Francia e Monaco non sono quindi molto meglio del Giappone che uccide balene per presunti scopi scientifici”.
Secondo Greenpeace il “Santuario” è solo fumo negli occhi, che nasconde il calo progressivo dei cetacei nel Mar Ligure causato da vecchie e nuove minacce. Greenpeace chiede che il “Santuario” venga immediatamente sottoposto ad un regime di reale tutela e gestione e che in esso si crei una grande Riserva Marina d’altura, con divieto di pesca e immissione di sostanze tossiche o pericolose, per proteggere un ecosistema unico, di cui i cetacei sono parte integrante.