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Politica

Tirreno Power risponde alla Lista Sansa: “Impianti a gas naturale aiutano la crescita delle rinnovabili”

Rispetto al progetto di raddoppio della centrale turbogas da 800 megawatt di Vado Ligure

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Tirreno Power risponde alla Lista Sansa: “Impianti a gas naturale aiutano la crescita delle rinnovabili”
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Vado Ligure. Enrico Erulo, direttore Corporate Affairs di Tirreno Power, ha affidato ad una lettera aperta la risposta alle osservazioni formulate nei giorni scorsi dai consiglieri regionali della Lista Sansa, preoccupati delle possibili conseguenze derivanti dal raddoppio della centrale turbogas da 800 megawatt di Vado Ligure.

Secondo i consiglieri “occorre, e in questo ci impegneremo, individuare per Vado soluzioni che guardino davvero al futuro, per esempio pensando a uno sviluppo del già esistente campus universitario sulle energie alternative oppure realizzare un centro di stoccaggio per l’energia proveniente da fonti rinnovabili (i sistemi di accumulo costituiscono uno dei fronti più significativi nell’evoluzione in chiave smart della rete di distribuzione, potremmo essere una delle regioni all’avanguardia in questo settore fondamentale per la decarbonizzazione). Guardiamo avanti, cerchiamo di fare della Liguria una regione modello per le nuove tecnologie compatibili con l’ambiente. E soprattutto: basta inquinamento per Vado e Savona”.

Erulo ha inviato la propria risposta a ciascun consigliere. Di seguito il testo della missiva.

Con spirito costruttivo desidero dare una risposta alle affermazioni dei consiglieri regionali della Lista Sansa relative alla nostra proposta di un nuovo impianto a ciclo combinato alimentato a gas naturale presso la centrale di Vado Ligure.

Non entro nella discussione sul passato che è oggetto di un processo in corso. Preciso solo che i dati esposti dai consiglieri sono smentiti da quelli ufficiali dell’Osservatorio Regionale su Ambiente e Salute del 2018. Questi aspetti verranno finalmente approfonditi dagli esperti nelle udienze.
Vorrei parlare del futuro e dare chiarimenti ai dubbi che vengono posti. Il primo è la necessità di costruire impianti a gas naturale come quello presentato da Tirreno Power. L’indicazione è prevista nel “Piano nazionale integrato per l’energia e il clima” (PNIEC) approvato un anno fa dal Governo. Il piano ha disegnato l’evoluzione del sistema elettrico nei prossimi dieci anni con l’obiettivo della decarbonizzazione e dello sviluppo delle fonti rinnovabili.

Gli impianti a gas naturale aiutano la crescita delle rinnovabili, non sono in alternativa né in contrasto. Perché le fonti rinnovabili non producono energia con continuità: sono intermittenti. Più rinnovabili ci sono più è necessario creare un sistema che produca energia quando non c’è il sole, non c’è il vento, o la stagione è poco piovosa. Se non si fanno nuovi impianti alimentati a gas naturale non si possono chiudere quelli alimentati a carbone in Italia, per questo motivo il PNIEC prevede che debbano essere costruiti nuovi impianti a gas per una capacità totale di 5,4 GW.

È vero dunque come scrivono i consiglieri che la centrale di Vado Ligure già oggi non è sempre in funzione. Quando le altre fonti e in particolare le rinnovabili producono energia le centrali a gas hanno solo il compito di compensarne le fluttuazioni. Quando le rinnovabili non producono abbastanza energia sono però necessari impianti come quello di Vado Ligure che garantiscono la continuità del sistema. Se per avviare la transizione energetica si vuole aspettare che la ricerca sviluppi tecnologie nuove e che queste possano essere applicate su larga scala, come l’idrogeno o le grandi batterie, non c’è alternativa al lasciare in funzione le centrali esistenti, comprese quelle a carbone. Per garantire la continuità di servizio sono stati definiti dei meccanismi, che esistono in tutta Europa, che remunerano solo ed esclusivamente gli impianti necessari per il funzionamento del sistema elettrico, selezionati secondo criteri di merito economico e ambientale.

In questo scenario, Tirreno Power ha elaborato la propria proposta sulla base delle indicazioni europee e nazionali, scegliendo la migliore tecnologia esistente, un moderno impianto a ciclo combinato alimentato a gas naturale con il minor impatto ambientale tra tutti quelli attualmente realizzabili per sostituire gli impianti a carbone italiani.

Per quanto riguarda la strategia europea richiamata dai consiglieri, confermo che sono ancora in fase di discussione i nuovi parametri di emissioni di CO2 per i progetti di centrali a gas naturale, che potranno essere sovvenzionati con i finanziamenti europei. Si tratta di parametri giustamente ambiziosi, ma che non possono essere raggiunti a breve perché oggi non hanno riscontro con le tecnologie disponibili per la produzione di energia su scala industriale, ed è proprio per questo che hanno bisogno degli incentivi europei. Sono progetti di ricerca e sperimentazione molto interessanti in fase di sviluppo in vari Paesi, i cui tempi di realizzazione però non sono compatibili con il Piano del Governo italiano che prevede la chiusura di tutti gli impianti a carbone sul territorio nazionale entro il 2025.

Infine, una precisazione per quanto riguarda l’aspetto forse più importante richiamato dai consiglieri, quello degli inquinanti. Nello specifico viene citato il particolato fine e ultrafine, il Pm10 e Pm2,5. Questo tipo di emissione è irrilevante nelle centrali alimentate a gas naturale. Non è nemmeno considerata una emissione da monitorare nelle prescrizioni, proprio perché è trascurabile. Il contributo stimato della nuova unità a ciclo combinato da 800 MW sul particolato che si forma in atmosfera sarebbe tra lo 0 e lo 0,04% del valore limite di legge. Inoltre, la provincia di Savona, come risulta dal rapporto annuale dell’ARPAL, ha una buona qualità dell’aria.

Del resto, il gas naturale è lo stesso che usiamo nelle nostre case in cucina e per scaldarci. Abbiamo tutti ben presente quanto pulito esso sia.

Luca Berto
30 Novembre 2020 alle 19:00
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