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Il 4 dicembre si riparte ma le regole sono ancora da decidere: un ritardo che danneggia bar e ristoranti

L’inutile spot della riapertura delle scuole il 9 settembre, ma Tpl ha pronto un piano d’emergenza

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Il 4 dicembre si riparte ma le regole sono ancora da decidere: un ritardo che danneggia bar e ristoranti
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Savona. Mancano pochi giorni al nuovo DPCM che dovrebbe regolamentare le nostre vite da venerdì prossimo, 4 dicembre. Non vogliamo soffermarci tanto sul periodo successivo, quello di Natale e Capodanno, quando partiranno nuove restrizioni, ma proprio dai giorni che vanno dal 4 dicembre alle festività.

IL 4 DICEMBRE SI RIPARTE

Verranno certamente riaperti bar e ristoranti, ma gli orari sono ancora da decidere anche se l’ipotesi più probabile è che debbano chiudere entro le 18. Sarebbe bene fare in fretta in modo che ciascun esercente possa programmarsi gli acquisti – compra il polpo e ordina i carciofi – perché altrimenti si rischia di buttare roba. L’apertura solo fino alle 18 sarebbe un disastro soprattutto per i ristoranti, a meno di abituarsi, come accade in molte parti del mondo, a mangiare anche in pieno pomeriggio.

SI TORNA A SCUOLA DAL 9?

Siamo della personalissima idea che riaprire per pochi giorni (poi ci sono le festività), come vuole la ministra Azzolina, sarebbe solo uno spot poco utile e molto pericoloso, non per la scuola in se stessa ma per i trasporti e gli assembramenti all’entrata e all’uscita, nonostante i possibili scaglionamenti. La pensa così anche il presidente Toti.

Ma se si dovesse partire davvero, è pronta la nostra Tpl ad affrontare il nuovo impegno? Risponde il direttore generale Giovanni Ferrari Barusso: “Metteremo in campo tutti i nostri mezzi, compresi quelli di scorta e quelli adibiti a gran turismo, e ricorreremo a 12 pullman noleggiati da società private, riservati solo alle scuole e gratuiti perché non hanno né obliteratrici né campanelli per chiamare le fermate. Saremo in grado di garantire 30 corse in più. Tutti provvedimenti validi fino al 31 gennaio perché poi resteremo senza finanziamenti, a meno che non arrivino altri sussidi dal governo”.

L’ODIATO ARANCIONE

Il governo è alle prese con tre esigenze in contrasto tra loro: tutelare la salute, pensare a famiglie e imprese e – soprattutto – non perdere altri consensi. Un aiuto potrebbe arrivare dall’eventuale abolizione della zona arancione, perché la zona rossa ha limiti precisi, in quella gialla si può fare quasi tutto mentre il colore di mezzo ha controindicazioni gravi come la chiusura di bar e ristoranti e il divieto di spostarsi da un Comune all’altro. Quale che sia lo stratagemma, comunque, il 4 dicembre tutta Italia potrebbe trovarsi in zona gialla, pensando a maggiori restrizioni solo per alcune province.

GLI SPRECHI E IL FUTURO

Le necessità – pur legittima – di affrontare le conseguenze economiche della pandemia ci ha fatto dimenticare che i soldi non piovono dal cielo. Istruttiva a questo proposito è la lettura dell’ultimo libro di Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera, dal titolo ‘Le cose che non ci diciamo (fino in fondo)’.

La ricerca del consenso – spiega De Bortoli in sostanza – provoca una narrazione di comodo e nasconde il fatto che l’Italia spende troppo in sussidi causando un enorme debito pubblico senza creare reddito, mentre bisognerebbe investire ad esempio nel lavoro e nella digitalizzazione. Le conseguenze saranno disastrose per noi e soprattutto per le generazioni future. Come dargli torto? Senza parlare degli sprechi, come i denari gettati via per i banchi con le rotelle o quelli spesi per rifinanziare di continuo un pozzo senza fondo come l’Alitalia. C’è il Covid e allora spendi di qua e spendi di la, come nel caso si riaprissero le scuole il 9 dicembre. Una strada che porta il Paese nel baratro.

Sandro Chiaramonti
26 Novembre 2020 alle 17:59
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