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Processo Tirreno Power, ascoltata Medicina Democratica: “Occupazione a volte diventa mela avvelenata”

Andrea Chiovelli
26 Novembre 2020 alle 14:26
26 Novembre 2020
Processo Tirreno Power, ascoltata Medicina Democratica: “Occupazione a volte diventa mela avvelenata”
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Nuova udienza nel procedimento per disastro ambientale e sanitario colposo

Vado Ligure. Nuova udienza nel processo a carico di Tirreno Power, per il quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell’azienda, rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo. Questa mattina, dopo tre udienze incentrate sui testimoni delle parti civili (cittadini e residenti), sono stati sentiti i vertici nazionali e locali di Medicina Democratica.

Il presidente nazionale Marco Caldiroli e il responsabile locale Maurizio Loschi, tramite le domande dell’avvocato di Medicina Democratica Laura Mara (che assiste le parti civili assieme all’avvocato Rita Lasagna) e il controesame dei legali di Tirreno Power, hanno analizzato il ruolo di Medicina Democratica nella vicenda della chiusura dei gruppi a carbone.

Prima è stato sentito Caldiroli, in una deposizione incentrata sul suo “doppio ruolo” di esponente della Onlus e di consulente per il Comune di Vado Ligure come dipendente di ATS Milano. Mentre le parti civili hanno analizzato il modo in cui si è mossa Medicina Democratica (che nel 2015 pubblicò anche un numero monografico della propria rivista tutto incentrato sugli effetti della centrale a carbone su salute e ambiente), la difesa ha cercato di trovare appigli ripercorrendo con Caldiroli la sequenza dei fatti dell’epoca: il fatto che il Comune di Vado (di cui fu consulente) conosceva i dati emissivi storici della centrale, e che insieme al Comune di Quiliano espresse parere negativo contro il rilascio dell’Aia ma riferendosi ad aspetti ambientali e non sanitari.

“Non abbiamo impugnato l’Aia del 2013 perché non sempre impugniamo tutto – ha spiegato Caldiroli – Se lo avesse fatto il Comune era un conto, farlo da soli come associazione avrebbe significato esporsi a costi non indifferenti“. In aula i riferimenti prettamente tecnici di Caldiroli non sono stati considerati “validi” alla stregua di una perizia: le informazioni, infatti, erano state “apprese o esaminate nell’ambito di un rapporto professionale con enti locali, sicché tali indicazioni non possono essere equiparate ad attività di consulenza resa nel procedimento penale né possono essere pertanto legittimamente riferite”.

Dopo di lui ha parlato Maurizio Loschi, approfondendo il ruolo della sezione locale. “Ricordo di aver raccolto testimonianze – ha raccontato – come quelle di una farmacista che non aveva mai venduto tanti farmaci antitumorali o di una maestra che non aveva mai rilevato tanti bambini con patologie respiratorie. Abbiamo raccolto i casi di persone che soffrivano di patologie in qualche modo riconducibili all’esposizione alla centrale. L’attività è stata poi interrotta quando si è capito che quel tipo di morti non avrebbero potuto essere considerabili in questo processo”.

Analizzata anche la decisione di Medicina Democratica di esporsi, subito dopo la chiusura, appoggiando la decisione della Procura: “L’occupazione è importante, ma a volte si trasforma in una mela avvelenata – ha detto Loschi in aula – Per questo quando è avvenuta la chiusura, visto che veniva attaccata da più parti dimenticando che era a tutela della salute pubblica, abbiamo ritenuto di prendere posizione a favore del provvedimento”.

La difesa, invece, ha puntato il dito contro la presenza di Loschi come pubblico ad altre udienze, cosa vietata ai testimoni. Una circostanza che il suo legale ha confermato ma ridimensionato: “Ha assistito a pochissime udienze iniziali – è stata la replica – e ha smesso di farlo quando si è deciso che avrebbe testimoniato”. Loschi avrebbe anche commentato alcune testimonianze precedenti rilasciando interviste ai giornali, circostanza smentita da Loschi che ha attribuito i commenti a Medicina Democratica in quanto Onlus e non a se stesso.

La prossima udienza è stata fissata dal giudice Francesco Giannone per il 3 dicembre, quando termineranno le testimonianze delle parti civili: in aula saranno sentiti i testi delle associazioni ambientaliste e del Ministero dell’Ambiente, successivamente saranno ascoltati i consulenti tecnici.

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