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Il consigliere regionale Sansa racconta il Covid: “Malati lasciati soli”

Federico De Rossi
10 Ottobre 2020 alle 16:58
10 Ottobre 2020
Il consigliere regionale Sansa racconta il Covid: “Malati lasciati soli”
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L'ex candidato a casa: tampone negativo alcuni giorni prima, ma presenta molti sintomi, uno dei figli era risultato positivo

AGG. ore 19: La Asl 3 ha inviato la seguente precisazione. “La presa in carico del cittadino sospetto o positivo COVID da parte della ASL – al fine di rendere efficace l’azione diagnostico terapeutica – avviene tramite due diverse modalità di segnalazione: la notifica da parte di laboratorio pubblico o privato di positività oppure tramite il medico di famiglia o pediatra di libera scelta attraverso il portale Poliss nel caso in cui il medico ritenga che il paziente pur non necessitando di ricovero ospedaliero non possa essere seguito dallo stesso direttamente per motivi ponderati.

Nel caso rappresentato dal consigliere Ferruccio Sansa risulta siano state espletate tutte le procedure previste dai protocolli COVID 19 che prevedono la presa in carico della persona risultata positiva al tampone, l’intervista del caso per raccogliere informazioni sulla storia clinica e gli eventuali ulteriori contatti stretti del caso. Accertata la positività del caso si è provveduto a mettere in sorveglianza attiva i contatti stretti programmando i due tamponi di verifica, di cui il primo è già stato eseguito.

Nessuna ulteriore richiesta da parte del medico di famiglia ad oggi risulta pervenuta al Dipartimento di Prevenzione o agli Uffici della Direzione Sociosanitaria. Sarà comunque nostra cura e premura contattare il medico della famiglia Sansa per verificare eventuali necessità di supporto, tuttora non espresse, nella gestione dei pazienti che allo stato attuale ci risulta siano direttamente seguiti, come peraltro si cita nella nota.

Resta il rammarico per la percezione negativa del nostro servizio che certamente in una situazione di alta esposizione sociosanitaria, con professionalità e abnegazione massima presta il proprio servizio sette giorni su sette. In ogni caso come sempre tutte le segnalazioni più o meno eclatanti ricevute dai nostri cittadini hanno la massima attenzione poiché ci aiutano a rendere il nostro servizio migliore e conforme alle attese”.

Liguria. Tra i moltissimi racconti di chi sta affrontando il virus ecco quello dell’ex candidato alla presidenza della Regione Liguria e oggi consigliere regionale Ferruccio Sansa.

Sansa una settimana fa aveva scritto un primo post su facebook spiegando che uno dei suoi figli era risultato positivo al covid. Un modo spiega lui per avvertire i contatti. Oggi, a un settimana di distanza, anche lui si trova a letto, con sintomi, senza nemmeno la certezza dell’esito del tampone che, seppur negativo in prima battuta, oggi dovrebbe essere ripetuto.

Ecco il suo racconto:

Allora… Venerdì scorso mio figlio di 15 anni ha la febbre. Nessun sintomo tipico, ha preso freddo in piscina ma decido di tenerlo a casa da scuola. E di tenere a casa anche i due fratelli più piccoli perché non voglio infettare nessuno. Non si sa mai. Sabato gli facciamo il tampone anche se siamo certi che non sia niente. E invece lunedì arriva la risposta: è Covid.

Martedì, questo ha funzionato, la ASL ci convoca per il tampone in auto. Noi e i nonni.

La persona che ci telefona non fa nessun tracciamento di nostro figlio e nemmeno dei nostri contatti. Chiede soltanto che scuola fanno. Nessuna domanda sulle palestre che frequentiamo, il calcio, gli scout. Zero. Per fortuna ci abbiamo pensato noi ad avvertire subito tutti. Chiediamo se possiamo comunicare i dati di Immuni visto che lo abbiamo scaricato tutti (genitori e figli). Risposta: “Immuni? non sappiamo cosa bisogna farne”.

Da allora comincia il vuoto. La ASL scompare. Non richiama più. Non risponde alle telefonate. Arriva l’esito di alcuni degli esami: io risulto negativo ma ho 38 di febbre da giorni. Non sento più gli odori, respiro male e ho le ossa rotte.

Mia moglie ha avuto la febbre per giorni, ferma a letto spossata. L’olfatto azzerato. Ha il covid? I sintomi ci sono ma dopo quattro giorni attende ancora l’esito del tampone. Non sa cosa rispondere a chi la conosce. Impossibile anche solo tentare una quarantena familiare così, senza sapere chi isolare. Dei due figli piccoli uno era negativo, l’altro chissà. Non si sa più nulla del tampone.

Il medico di famiglia, l’unico che risponde dalla trincea delle vaccinazioni Anti influenzali, consiglia di prendere antibiotici per evitare complicazioni. Provo a chiedere a un laboratorio privato se è possibile rifare tampone a mie spese. Risposta: il 16 ottobre. Ma per quella data saremo tutti guariti oppure… meglio non domandarselo.

Intanto stamattina i sintomi persistono. Un amico medico consiglia di accelerare con la terapia. “Sono cinque giorni che hai sintomi, sono le ore decisive, dice, per una reazione positiva. Comincia il cortisone”. Ma c’è anche chi suggerisce di “andare in ospedale per una lastra o una tac perché non si deve perdere tempo”.

Ma tanto per cominciare servono tamponi. Per me e per i miei familiari. Per tutelare la salute loro e delle persone che hanno incontrato. I parenti, gli amici, i compagni.

Che fare? Non voglio pigliare scorciatoie. Voglio seguire il percorso di un cittadino qualsiasi. Allora chiamo la ASL. Una, dieci, venti volte. Il centro covid non risponde. Il centralino allarga le braccia: “Mi spiace, è un disastro”.

Il numero verde della Regione non esiste più. C’è solo il 112. Lo faccio? Intanto si resta appesi al saturimetro; l’aggeggio maledetto – ma si tiene in su, in giù oppure piatto? – che deve dare un responso sul tuo destino, ma una volta segna 99 e una 80 e tu non sai sei guarito o stai per finire in terapia intensiva.

Consola pensare che in fondo siamo fortunati. Si, ad ammalarci adesso perché, visto come si sono organizzati, meglio stare male all’inizio della seconda ondata. E non è certo colpa di chi lavora nelle corsie, di medici e infermieri. Anche per loro si preparano mesi terribili di pericolo e fatica.

Consola sapere che altre centinaia di persone in Liguria oggi sono nella nostra stessa situazione. Nella stessa solitudine. Gente che non fa il calciatore e non può fare migliaia di tamponi ogni weekend. Gente che non si chiama Trump, Berlusconi o Briatore e sa di poter contare su scorte di remdesivir come Dom Perignon.

Ma se io faccio un post magari qualcuno interviene. In fondo conosco medici e pneumologi per i casi di emergenza. Ma tanti altri che sono davvero soli che cosa possono fare? È tanto diverso il Covid visto da un letto se per dire che stai male devi usare Facebook.

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