
Savona. Una condanna a 4 anni di carcere (ma senza associazione per delinquere) per la 72enne Silvia La Scala, presidente della Onlus Airone di Albenga; assoluzione per l’interprete Inna Troukhan, 50 anni. E’ la sentenza che pone fine alla vicenda della truffa intorno alle adozioni internazionali sull’asse Italia-Kirghizistan, che vedeva a giudizio proprio la presidente dell’Associazione Airone (che dovrà pagare anche 100 mila euro a 4 delle 5 famiglie costituitesi parti civili, 400 mila euro in totale, la quinta famiglia aveva già ottenuto quasi 200 mila euro nel 2017) e una collaboratrice della onlus che operava da Bergamo. Esclusa dai risarcimenti .
Indagate anche altre due persone: Alexander Angelidi, di 52 anni, e Venera Zakirova, 48 anni, entrambi di nazionalità kirghisa, che operavano come referenti esteri dell’associazione. Sul registro degli indagati era finita anche una quinta persona, il vicepresidente della Onlus Orietta Maini, che nel frattempo è deceduta e di conseguenza la sua posizione era stata stralciata.
Il caso risale al 2012, quando 21 coppie partirono alla volta dell’ex Repubblica sovietica del Kirghizistan, nella capitale Bishkek, per adottare dei bambini appunto tramite l’ente Airone Onlus. Adozioni rivelatesi poi irrealizzabili perché i bambini avevano una famiglia e non erano in stato di abbandono. Il magistrato ha contestato agli indagati nelle ventisette pagine di imputazione anche l’aggravante della “minorata difesa” delle persone offese (avrebbero approfittato del loro forte desiderio di genitorialità) e del reato “transnazionale”.
Secondo l’ipotesi degli inquirenti, i vertici dell’associazione “Airone” indirizzavano le coppie italiane verso il Kirghizistan con la promessa che l’iter per l’adozione sarebbe stato facile e veloce rispetto ad altri paesi stranieri. Proprio per questo motivo, sempre per quanto accertato dalla Procura, nel 2012 l’associazione aveva avviato la procedura per ottenere l’accreditamento ad operare nel paese asiatico insieme ad altri due enti, la “Bambarco” e la “Primogenita” (che non sono coinvolti nell’inchiesta). In quella fase però sarebbero comparse diverse problematiche tanto che le altre due associazioni, anche alla luce delle preoccupazioni della Commissione Adozioni Internazionali, avevano deciso di fare un passo indietro e di non portare avanti gli iter per le adozioni in Kirghizistan.
“Airone” invece non aveva fatto nessuna retromarcia: al contrario avrebbe rassicurato le coppie e anche la Cai sulla regolarità delle pratiche. In realtà – questa la tesi del pm Pischetola – i bimbi che erano stati associati alle famiglie italiane non erano adottabili e, in alcuni casi, erano già stati associati a coppie statunitensi. Gli aspiranti genitori che si erano affidati alla onlus albenganese, ignari delle problematiche, continuavano però a versare ingenti somme di denaro all’associazione: gli investigatori hanno stimato che per ogni pratica siano stati pagati almeno diecimila euro, tra bonifici e trasferimenti di denaro attraverso il sistema “Western Union”, senza contare le spese di viaggio verso il Kirghizistan.
Nel 2013, all’ennesima richiesta di denaro da parte della onlus una coppia di Pisa, ormai esasperata, aveva deciso di denunciare quello che stava succedendo. Poco dopo erano arrivate denunce dello stesso tenore anche a Roma e a Bergamo. Nel frattempo in Kirghizistan era esploso uno scandalo legato proprio alle adozioni internazionali che aveva portato all’arresto del ministro dello Sviluppo sociale, Ravshan Sabirovla. Fatti in seguito ai quali la Commissione Adozioni Internazionali aveva anche avviato un accertamento interno che, nell’ottobre 2013, aveva portato all’espulsione dell’associazione “Airone” dell’albo delle associazioni accreditate ad operare nelle pratiche adottive.
Dal punto di vista giudiziario, visto che la sede dell’associazione “Airone” risultava essere ad Albenga, per competenza, i fascicoli sono finiti tutti a Savona. In quel momento è iniziata la complessa indagine coordinata dal pm Pischetola che ha visto impegnati i poliziotti della squadra mobile savonese. Gli inquirenti hanno ascoltato le diverse coppie, sparse sul territorio nazionale e coinvolte nell’affaire “Airone”, ma hanno anche raccolto prove documentali sull’attività della onlus in Kirghizistan (per farlo è stata necessaria la collaborazione dell’ambasciatore italiano in Kazakistan visto che non esiste un’ambasciata sul territorio kirghiso).