
“Se qualcuno ti fa del male, vieni da papà, che ci penso io”. “Se ti dicono qualcosa che ti offende, riferiscimelo subito. Ci penso io a te”.
Ci penso io a te. C’è sempre stato un uomo che ha pensato a me. Un uomo che avrebbe fatto a pugni, tirato fuori il coltello, forse, dico forse, anche ucciso per me.
Per proteggermi. Perché fossi sicura. Perché stessi bene. Perché nessuno violasse il mio corpo, la mia dignità, la mia anima.
Ci penso io a te. Che parole meravigliose. Ti donano sonni tranquilli anche nei periodi in cui ti senti affogare nella solitudine e nel dolore. Qualcuno pensa a me.
Quando una amica mi ha svelato di essere vittima di uno stalker particolarmente insistente, e che moltissime donne in città ne erano vittime, mi sono sentita dire: “Ci penso io a te. Se ti tocca dovrà vedersela con me.”
Nonno, Papà, Marito, Matteo, Nico… alle mie spalle sono comparse grandi ombre forti , disposte alla difesa, alla battaglia, ai pugni. Al sangue, se necessario. Da un uomo mi deve difendere un uomo. Così è. Così deve essere.
Non posso io proteggermi? Non posso io pensare alla mia sicurezza? Non posso io pensare a star bene? Non posso io far sì che nessuno violi il mio corpo, la mia dignità, la mia anima?
Non posso fare a pugni, tirare fuori il coltello, uccidere per difendere me stessa? Non posso essere L’Uomo che mi protegge? No. Forse no. Ci penso io a me.
Se le istituzioni mi aiutano, se la scuola mi aiuta, se le autorità mi ascoltano, se la famiglia mi supporta , se gli uomini mi riconoscono capace e, soprattutto, se le altre donne mi aiutano, posso pensare io a me.
Senza sangue, senza armi, senza guerre e senza pugni. Con nonno, papà, marito, Matteo e Nico che guardano fieri. Ci penso io a me.
“Rosso Pistacchio” è la rubrica di Marzia Pistacchio, che ama definirsi “una truccatrice struccata”. Ogni martedì uno spazio al femminile dal taglio volutamente “leggero” in cui parlare a 360 gradi di tutto ciò che ruota intorno alle donne. In salsa savonese, naturalmente. Clicca qui per leggere tutti gli articoli