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Le multe e i veri problemi dei bus

Oggi scatta l'aumento delle multe per chi è sorpreso a viaggiare sui bus di Tpl Linea senza biglietto. Ma forse necessaria una riflessione più generale sul trasporto pubblico savonese

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Le multe e i veri problemi dei bus
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È scattato oggi, lunedì 15 giugno, l’aumento delle multe per chi è sorpreso a viaggiare sui bus di Tpl Linea senza biglietto. La multa passa da 30 a 40 euro se si paga entro 5 giorni, con aumenti progressivi con il trascorrere del tempo e incarico finale all’Agenzia delle Entrate (spauracchio che talvolta funziona) per chi proprio di pagare non vuole saperne.

Non è ovviamente la prima volta che l’azienda savonese dei bus ricorre a un inasprimento delle sanzioni per combattere il fenomeno dei portoghesi, sempre adducendo motivi di rispetto dei regolamenti e di giustizia sociale (per tutelare cioè chi il biglietto lo paga regolarmente).

Speriamo che l’aumento delle multe possa servire, anche perché sarà accompagnato – si avverte – da controlli più severi, ma pensiamo che, trascorsi i primi giorni di ‘terrore’, tutto tornerà come prima. I vertici di Tpl possono dare un’occhiata alle statistiche sui precedenti aumenti delle multe per avere informazioni ben più precise della nostra sensazione, e cioè che i portoghesi continueranno a fare i portoghesi o, al massimo, non prenderanno più il bus.

A questo punto è forse necessaria una riflessione più generale sul trasporto pubblico savonese. Chiunque viaggi in bus, per necessità o magari per curiosare, sa bene che a bordo delle corriere si vedono ben poche persone che definiremmo ‘attive’, perché queste ultime il mezzo privato (che comunque non va considerato un lusso ma una scelta legittima) devono usarlo spesso per necessità. Possono rendersene conto la presidente Simona Sacone e il direttore generale Giovanni Ferrari Barusso, che ricordiamo giornalista attento e curioso.

Savona è una città che in questi anni vive di miracoli perché sta subendo la crisi di un’economia post industriale (certa) in attesa di uno sviluppo turistico e culturale ancora largamente incompleto.
Il mezzo pubblico è perfetto per città più grandi o con economie ben definite, per chi prende bus o metro al mattino per andare al lavoro e alla sera per tornare a casa.
Da noi è più facile che ci si debba spostare da una parte all’altra della città, a Vado o Albissola, per lavoro, commissioni, impegni personali, divertimento.

Ecco allora che il mezzo pubblico si rivela largamente insufficiente, essendo noto che le finanze pubbliche non consentono una copertura ottimale.

Però alcune piccole grandi cose si potrebbero migliorare, o almeno si potrebbe provare a farlo. Non crediamo intanto che la scelta della forza (aumento del costo dei parcheggi e delle corsie riservate, provvedimenti tanti cari a passate gestioni) siano la scelta giusta. Se uno usa l’auto perché non ha scelta, o perché gli va di farlo, pagherà di più il parcheggio, poveraccio, ma difficilmente si convertirà al bus per i motivi che abbiamo illustrato.

Più corsie preferenziali? Savona su questo fronte paga già un prezzo molto alto perché rinuncia a un ponte sul Letimbro, quello all’altezza del palazzo della Provincia, riservato ai bus quando intenso passaggio di corriere si registra in fasce ben limitate della giornata.
Più corsie preferenziali significa poi, in alcuni casi, più traffico nel quale finiscono per restare imbottigliate anche le corriere.
E le cose ‘piccole’. Pensiamo ad esempio alla fascia oraria serale, particolarmente penalizzante per chi dovesse usare il servizio pubblico. Non si potrebbe istituire un bus ‘scopa’ che parta da Vado e faccia il giro dei quartieri anche dopo l’ora di Carosello?

Infine, non sarebbe male dare un’informazione migliore alle fermate, dove ci sono ancora i tabellini degli orari del Dopoguerra: ma molti utenti quelli guardano, nonostante gli avvisi a consultare gli elenchi aggiornati sul sito di Tpl.

Sandro Chiaramonti
15 Giugno 2020 alle 17:49
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