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Cronaca

Portano la spesa a famiglie in difficoltà, ma non sono ancora Onlus: 800 euro di multa in due

Si tratta dell'associazione "Insieme si può", ma carabinieri certi della bontà del loro operato: ecco cosa è accaduto

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Portano la spesa a famiglie in difficoltà, ma non sono ancora Onlus: 800 euro di multa in due
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Alassio. “Multati per un tecnicismo, quando il nostro obiettivo è ed è sempre stato solo quello di aiutare centinaia di famiglia in difficoltà delle province di Savona e Imperia. La consideriamo un’ingiustizia”. 

È questo il pensiero, o meglio la versione, fornita da Emanuele Cagnino, uno dei soci fondatori, insieme ad Adriano Crozza e Manuele Avanti, di quella che è diventata la onlus “Insieme si può”. Era partito tutto da un gruppo Facebook, che presto si è allargato: oggi l’associazione conta 30 volontari e quassi 2.600 iscritti alla pagina social.

Il gruppo è stato fondato a fine marzo, ma solo intorno a metà del mese di aprile (16 aprile), ancora in pieno lock-down, sono state sbrigate le pratiche per la “trasformazione” ufficiale in Onlus. Ma non in tempo, a quanto pare, per evitare una multa salata a due dei fondatori. 

Ecco il racconto di Cagnino sulla vicenda: “Ho fatto degli sbagli e sono stato in carcere, dove ho capito i miei errori. Una volta uscito, ho deciso di rendermi utile al prossimo, cercando di riunire più persone possibili per aiutare a nostra volta il maggior numero di famiglie in difficoltà”. 

“Così è nata ‘Insieme si può’ che, in breve tempo, è diventata una realtà consolidata. Ci siamo messi ‘sul campo’, dapprima con i City Angels, e per finire aprendo una Onlus vera e propria e spendendo anche i nostri pochi averi sia per munire l’automobile della necessaria benzina che per fare noi le prime spese”.

“Credevo di aver preso la strada giusta, ma il 16 aprile scorso ci hanno fermato le forze dell’ordine ad Alassio per un controllo. I carabinieri hanno chiesto spiegazioni su cosa stessimo facendo, sul perché fossimo lì. Eravamo ancora sprovvisti della documentazione relativa alla Onlus perché le pratiche non sono semplici, a maggior ragione online, in piena emergenza Coronavirus. Proprio quella mattina il nostro presidente si trovava all’Agenzia delle Entrate per ultimare le ultime procedure e formalizzare la richiesta di iscrizione”. 

“Lo abbiamo spiegato ai militari, che ci hanno chiesto di compilare un’autocertificazione per attestare il tutto. Lo abbiamo fatto e non solo. Dopo mezz’ora circa, ho ricevuto e inoltrato ad uno dei carabinieri che conosco tutta la documentazione relativa alla Onlus, con la garanzia che sarebbe stata recapitata sulla scrivania del comandante”.

“Dopo qualche giorno, sia io che l’altra persona che si trovava con me il 16 aprile, il tesoriere Manuele Avanti, siamo stati convocati presso la Compagnia Carabinieri di Alassio dove, ad entrambi, sono state chieste delucidazioni sull’associazione e sul nostro operato. È stato un confronto cordiale ed esaustivo e siamo andati via sereni”. 

“Peccato, però, che, poco dopo, a entrambi sia stata recapitata una sanzione da 400 euro ciascuno. Posso capire che tecnicamente, forse, possano anche sussistere le ragioni in termini di leggi e normative, ma viste le motivazioni di comprovata natura solidale per cui ci trovavamo lì e che nella giornata stessa del controllo abbiamo prodotto la documentazione richiesta e abbiamo risposto a tutte le domande con documenti alla mano, non lo trovo giusto”.

Tecnicamente le ragioni della multa sarebbero figlie del fatto che, benché lo stesso giorno, ovvero il 16 aprile, sia stata depositata formalmente la richiesta per diventare una Onlus, in realtà la burocrazia preveda poi tempi leggermente più lunghi per l’iscrizione vera e propria nel registro ufficiale (almeno qualche giorno). 

Cagnino e Avanti, quindi, indipendentemente dalle loro intenzioni e finalità, sarebbero stati inquadrati semplicemente come due “normali cittadini”, in trasferta in un altro Comune, violando così le norme che prevedevano l’obbligo di “non potersi allentare dal proprio Comune di residenza se non per comprovati motivi di necessità”. 

“Capisco il tecnicismo, – ha replicato Cagnino, – e non contesto l’operato delle Forze dell’Ordine che, anzi, ringrazio per quello che fanno quotidianamente. Ma su questo caso non riesco a farmene una ragione. Quando siamo stati fermati collaboravamo anche con i City Angels e abbiamo sempre fatto tutto alla luce del sole. Aiutiamo oltre 150 famiglie, non abbiamo mai guadagnato nemmeno un euro, e siamo in regola con tanto di atto costitutivo, statuto e iscrizione all’Agenzia delle Entrate. Abbiamo anche compilato l’autocertificazione direttamente sul posto. A livello morale, la troviamo un’ingiustizia”, ha concluso. 

Dal canto loro, i carabinieri di Alassio, contattati dalla redazione di IVG.it, hanno fatto sapere di aver svolto tutti gli accertamenti del caso e di essere pertanto certi della bontà del loro operato. 

Daniele Strizioli
28 Maggio 2020 alle 12:45
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  • carabinieri alassio
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