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Cronaca

Famiglie separate da un confine, il racconto: “Non vedo mia mamma e mio fratello da 3 mesi”

La buonanotte al telefono, i compiti corretti via WhatsApp: il piccolo dramma quotidiano di chi è stato separato dal lockdown

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Famiglie separate da un confine, il racconto: “Non vedo mia mamma e mio fratello da 3 mesi”
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Provincia. Il “buongiorno” tutte le mattine e la “buonanotte” alla sera, via WhatsApp, accompagnati dal classico “ti voglio bene”, che viene dal cuore. In mezzo, il racconto quotidiano delle proprie giornate. Il tutto “chiuso” dalla più classica e, in questo caso solo ideale, delle promesse: “A domani”. 

È questa il rapporto familiare 2.0, se così lo possiamo definire, vissuto da tantissimi “congiunti” ai tempi del Covid-19 e, in particolare, da coloro che, purtroppo, vivono in Regioni diverse, tra cui sono rigorosamente vietati gli spostamenti ormai da quasi 3 mesi. Non ci sono solo fidanzati e fidanzate o mariti e mogli, ma anche interi nuclei familiari letteralmente separati dal Coronavirus. 

“Sono proprio 3 mesi ormai che non vedo più né mio fratello né mia madre, – ha raccontato un 25enne savonese, che chiameremo Nicolò (nome di fantasia), ai microfoni di IVG. – Mia madre ha 50 anni e per motivi professionali vive da sola fuori Regione, in Piemonte, con il mio fratellino, di appena 12, che frequenta le scuole medie”. 

“Lei è sempre stata una grande lavoratrice e anche in questo periodo, lavorando come operatrice in strutture per anziani e aziende sanitarie, non ha mai potuto mollare. La sveglia suona puntuale, ogni mattina, alle 4,30 e, intorno alle 5, arriva il ‘buongiorno’, accompagnato dalla classica foto in tuta da ‘astronauta’ per l’inizio del turno in reparti ad alto rischio dal punto di vista sanitario. È la prima cosa che vedo al mattino, appena sveglio. Il cuore si riempie di orgoglio, ma anche di paura per la situazione. E la distanza ci mette il carico da 90”.

“Lo stipendio è comunque basso, le difficoltà sono tante e a lavorare bisogna andare per forza, per senso del dovere ma anche, schiettamente, per vivere e mangiare. Ed è così che un ragazzino di 12 anni, che ha solo la mamma con sé, mentre fratello e nonni vivono a chilometri di distanza, in Liguria, deve crescere di colpo, volente o nolente, e imparare, giusto o ingiusto, cosa significhino la responsabilità e l’arte dell’arrangiarsi. La sveglia, la colazione, lo studio, i compiti e le video-lezioni, tutto in autonomia o quasi”. 

“Se da una parte, infatti, a mo’ di orologio svizzero, sono i nonni, non potendo fare altrimenti, a chiamarlo ogni mattina per essere sicuri che si svegli, dall’altra entro in gioco io, il fratello maggiore che, soprattutto a quell’età, dovrebbe essere la guida che ti prende mano per mano e che, invece, al tempo del Covid-19 può solo farlo via telefono. Compiti fotografati e inviati via Whatsapp per la ‘correzione’ o per un confronto; lezioni di storia, epica e geografia ripassate insieme via telefono, in attesa che la mamma, all’ora di pranzo, faccia rientro a casa”. 

“Una situazione che si è protratta per mesi e che oggi risulta un po’ più serena solo per via della rassicurazioni che arrivano da Governo e autorità scientifiche, ma che ha vissuto fasi emotivamente difficilissime. Le prime settimane, quando l’emergenza era nel vivo, non sono mancati pianti e sfoghi, da entrambe le parti. Paura, incertezza e lontananza facevano da padrone. Essere vicini forse avrebbe cambiato poco in termini concreti, ma in termini morali avrebbe dato più serenità: scambierei volentieri le centinaia e centinaia di messaggi con un singolo saluto, con mascherina indosso ovviamente, sotto il loro terrazzo”. 

“È giusto che fidanzati, residenti in luoghi diversi nella stessa Regione, attraverso le nuove disposizioni, abbiano potuto ricominciare a vedersi, ma allo stesso tempo per noi, separati ormai da mesi, è assurdo e paradossale che non ci venga concessa la stessa possibilità. Ci restano solo i telefoni per ora, con messaggi e videochiamate e quel ‘a domani’, promessa ideale che, per quanto bellissima, non potrà mai sostituire un vero abbraccio, che speriamo di poterci scambiare il prima possibile”, ha concluso il giovane savonese. 

Daniele Strizioli
14 Maggio 2020 alle 8:50
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  • congiunti
  • coronavirus
  • fase 2
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