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Cronaca

L’Ordine dei Medici di Savona denuncia la Protezione Civile: “Migliaia di morti per mancanza Dpi”

Depositata una querela in Procura: "Incapacità e assenza di programmazione". Nel mirino anche Conte e Ministero

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L’Ordine dei Medici di Savona denuncia la Protezione Civile: “Migliaia di morti per mancanza Dpi”
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Savona. Una denuncia contro il Dipartimento della Protezione Civile, reo di “aver esposto al rischio della vita e causato la morte di migliaia di cittadini e centinaia tra medici ed infermieri” a causa di “inerzia, incapacità e carenza di programmazione” nella gestione e fornitura di Dpi agli operatori sanitari. E’ stata depositata in Procura a Savona da Luca Corti, presidente locale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri.

Il documento mette nel mirino non solo la Protezione Civile, ma anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero della Salute, chiedendo alla Procura di “disporre gli opportuni accertamenti” in merito alla “omessa e/o tardiva consegna dei Dpi nei confronti di operatori sanitari e collettività” e, “nel caso, individuare i possibili responsabili e procedere nei loro confronti“.

Sotto accusa finisce l’ormai ben nota carenza di dispositivi di protezione individuale, come camici e mascherine, nelle prime fasi dell’emergenza Coronavirus. “Gli operatori sanitari sono costantemente e quotidianamente in contatto con i pazienti, potenziali veicoli di contagio – recita il testo della denuncia – Rappresentavano e rappresentano un presidio sanitario su cui avrebbe dovuto concentrarsi la sicurezza sia in fase emergenziale sia ancor più in fase preventiva: conseguentemente, a medici ed a operatori sanitari avrebbe dovuto essere garantita, prontamente, da parte della Protezione Civile Nazionale, la fornitura di Dpi in numero e quantità tale da scongiurare qualsiasi rischio di contagio verso il medico e soprattutto dal medico“.

“Ciò non è avvenuto – tuona Corti – I Dpi […] non sono stati forniti, o meglio la loro fornitura è stata del tutto inadeguata per qualità e quantità. In particolare presso la Asl 2 esistevano alcune modestissime scorte che si sono rivelate assolutamente insufficienti per far fronte all’emergenza: i medici sono stati costretti a mantenere le mascherine per più giorni e a sanificare i camici impermeabili più volte anziché gettarli dopo l’uso quotidiano“.

E questo nonostante già il 31 gennaio il Consiglio dei Ministri avesse deliberato lo stato di emergenza sanitaria nazionale per sei mesi. Il “Piano Nazionale di Preparazione e Risposta ad una Pandemia Influenzale”, varato in Italia nel 2006 dal Ministero della Salute secondo le indicazioni dell’OMS del 2005, rappresenta il riferimento nazionale in base al quale mettere a punto i Piani operativi regionali. Che a loro volta si basano su una suddivisione temporale in tre periodi e complessive 6 fasi. Già nella prima, il “periodo interpandemico” (che si contraddistingue per l’assenza di una emergenza), è comunque previsto “l’approvvigionamento dei Dpi per il personale sanitario”. “Tali linee guida – accusa il presidente dell’OMCeO – sono state totalmente disattese da ‘chi’, semmai, avrebbe dovuto adeguarsi e programmare. Infatti, considerando che, nonostante i ritardi del governo di Pechino, la Cina aveva comunque fatto sapere a gennaio di trovarsi dinnanzi ad una grave epidemia, la prima parte del Piano doveva essere attivata nel primo mese dell’anno“.

“In questa fase – insiste Corti nella denuncia – è prevista in particolare ‘la preparazione di appropriate misure di controllo della trasmissione dell’influenza pandemica in ambito ospedaliero’. E dunque, rifornire medici ed addetti ai lavori di tutto quanto necessario per prepararsi ad eventuali situazioni di contagio nel territorio nazionale. Ma non solo: nel piano si legge che in questo frangente occorre anche ‘l’individuazione di appropriati percorsi per i malati o sospetti tali, il censimento delle disponibilità di posti letto in isolamento e di stanze in pressione negativa, il censimento delle disponibilità di dispositivi meccanici per l’assistenza ai pazienti’. Ed invece, dopo la dichiarazione di emergenza del 31 gennaio 2020, a medici, infermieri ed operatori sanitari è stato ugualmente imposto di svolgere la loro funzione di tutela della salute pubblica, anche in assenza di DPI esponendo gli stessi al contagio quasi certo, oltreché spingendoli a divenire sia pur involontariamente, uno strumento di ulteriore contagio nei confronti di altri pazienti eventualmente non interessati da Covid19“.

“Tale gravissimo comportamento da parte del Dipartimento della Protezione Civile, oltre ad aver esposto al rischio della vita e causato la morte di migliaia di cittadini e centinaia tra medici ed infermieri, ha violato precise e speciali direttive europee e norme di diritto interno – accusa il documento – L’inerzia, l’incapacità e la carenza di programmazione da parte di Protezione Civile, Presidenza del Consiglio dei Ministri e Ministero della Sanità (il cui Ministro, verosimilmente non era neppure a conoscenza del Piano Nazionale di Preparazione e Risposta ad una Pandemia Influenzale), hanno creato gravissimi danni e difficoltà lavorative a tutti i dirigenti di struttura complessa – delegati per la sicurezza aziendale – ed a cascata a tutti i dipendenti ospedalieri e a quelli in servizio presso le RSA ed RP nonché ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta ed ai medici della continuità assistenziale“.

“Le istituzioni nazionali si sono trincerate dietro la ‘novità e la celerità del virus’ per giustificare ciò che invece era ed è ingiustificabile, ovvero la carenza di materiali, l’impreparazione all’emergenza, il totale disinteresse all’attuazione, in fase preventiva, del Piano Nazionale di Preparazione e Risposta a una Pandemia Influenzale – conclude Corti – E di quanto accaduto nel corso di queste settimane anche all’interno delle strutture della provincia di Savona a causa della carenza di DPI da distribuire ai sanitari, il Dipartimento della Protezione Civile e con esso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero della salute, senza dubbi, sono da ritenersi i principali responsabili“.

Andrea Chiovelli
30 Aprile 2020 alle 16:17
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