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Società e associazioni sportive al palo, Uisp: ”Lo sport ha valore sociale, chiediamo interventi per ripartire”

Dai canoni ai costi di gestione, manca la liquidità. Incertezze sulle riaperture e sulle attività dei centri estivi

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Società e associazioni sportive al palo, Uisp: ”Lo sport ha valore sociale, chiediamo interventi per ripartire”
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Savona. Oltre 900 tra associazioni e società sportive e circa 65 mila tesserati. Sono questi i numeri di Uisp Liguria. Un mondo che oltre alla forte connotazione sociale e di promozione della salute pubblica crea reddito e lavoro e che senza un intervento forte da parte delle istituzioni rischia di essere in parte spazzato via nella fase post emergenziale. Se dal Governo sta arrivano il via libera alla ripresa degli allenamenti individuali e dell’attività motoria all’aperto da 4 maggio, sul resto regna l’incertezza su tempi e modalità.

Per tracciare un quadro dell’emergenza ma anche per ipotizzare come possa essere immaginata la ripartenza del mondo sportivo ligure, dai campionati di calcio alle palestre, alle attività sportive amatoriali per adulti, abbiamo intervistato il vicepresidente nazionale e presidente regionale di Uisp Tiziano Pesce.

Siamo a quasi due mesi di stop totale. Una situazione pesante…
Assolutamente. Come Uisp noi abbiamo deciso di sospendere campionati e manifestazioni quando erano ancora consentiti. Abbiamo seguito l’evolversi delle normative attivando al contempo grazie al volontariato di tanti tecnici allenamenti casalinghi via social, con lo slogan “la palestra è la nostra casa”: tutorial, video ma anche giochi per bambini che è anche un modo per le associazioni di tenere un contatto con i loro tesserati. Ma ovviamente oltre all’aspetto importante di continuare a invogliare le persone a fare attività sportiva anche in quarantena, dobbiamo gestire l’impatto economico di questa situazione sulle società sportive e su coloro che nelle società lavorano.

Allenatori e istruttori come sono stati tutelati?
Il decreto Cura Italia ha messo a disposizione 50 milioni di euro per i collaboratori sportivi, risorse da un lato troppo esigue visto che con quella cifra al bonus di 600 euro possono accedere circa 83 mila persone sugli oltre 350 mila istruttori a livello nazionale. Il decreto poi ha privilegiato coloro che lo scorso anno hanno avuto un reddito inferiore ai 10 mila euro: una scelte che fa sì che per esempio possa ricevere il bonus uno studente universitario che per passione o per togliersi qualche sfizio collaborava con una palestra o una società sportiva e non magari l’istruttore che di sport vive e che oggi si trova senza reddito. Su questo il ministro Spadafora ha confermato che ci saranno ulteriori risorse per estendere il bonus anche a chi aveva collaborazioni di maggior peso.

Se lo sport è fermo i costi di gestione restano, così come gli affitti…
I costi di gestione sono uno dei problemi principali anche se ovviamente ci sono delle differenze. Basti pensare alle piscine che sono quelle che hanno i costi più alti perché le vasche devono rimanere piene e l’acqua deve essere trattata. Per tutti c’è il tema dei canoni di affitto: finora il Governo ha disposto il differimento a maggio dei canoni di affitto per gli impianti di proprietà pubblica ma anche qui ci sono due problemi: da un lato è molto improbabile che il 4 maggio possano riaprire le attività sportive al chiuso quindi le società sportive non avranno liquidità per gli affitti arretrati per cui l’appello come Uisp è quello di ottenere un ulteriore differimento. Dall’altro ci sono tante piccole attività che invece dipendono da proprietari privati. Per questo stiamo chiedendo un sostegno alle locazioni, così come stiamo ponendo il tema delle utenze e quello per esempio dei tributi locali come la Tari coinvolgendo anche Anci.

Servirebbero moltissimi soldi.
Ovvio e non pensiamo che il Governo potesse mettere i 25 miliardi del Cura Italia tutti sullo sport, perché è quella la cifra che servirebbe. Da un lato, rispetto a liste della spesa o richieste che sono arrivate da una certa parte del nostro mondo, in queste settimane, pensiamo che serva un atteggiamento serio e responsabile, dall’altro tuttavia visto che finalmente i legislatori ora sottolineano tutti l’importanza dello sport crediamo sia il momento di passare dal dire al fare.

Con la Regione state dialogando?
Sì e si è attivata tempestivamente per favorire l’accesso al credito anche se il bando da 500 mila euro ovviamente non poteva essere sufficiente e nella prima giornata con 40 domande si è subito svuotato. Ora l’assessore Cavo ha promessi un nuovo bando da parte della Regione. E proprio domai incontreremo sia l’assessore Cavo e insieme l’assessore Viale per fare il punto sull’emergenza e sopratutto cominciare a immaginare la ripartenza che quando arriverà avrà anche lui costi molto alti per le norme di distazionamento sociale e di sanificiazione. E’ evidente che se prima un insegnante in uno spazio anche piccolo poteva fare un’ora di ginnastica a 10-15 adulti, ora magari potrà farlo a 2-3 persone per volta. E il rischio è che certe attività diventino antieconomica.

Che ne sarà dei centri estivi?
È uno dei temi che metteremo sul tavolo domani perché se fino al 10 giugno la scuola a distanza tiene seppur con mille difficoltà in parte impegnati i ragazzi, dopo il 10 giugno sarà il vuoto con i genitori che probabilmente avranno invece ricominciato a lavorare. E i centri estivi che sono anche un attività importante e a costo molto contenuto per le famiglie (possiamo in media pensare a 70 euro a settimana) non potranno tenere quei costi visti gli interventi di distanziamento sociale e di santificazione necessari. Per questo serve un intervento delle istituzioni. In Emilia Romagna il presidente Bonaccini ha già previsto un voucher direttamente alle famiglie: con 150-200 euro a famiglia potrebbe essere garantito il lavoro di un maggior numero di operatori che dovranno garantire le attività per i più piccoli. Solo così potremo pensare di tenere bassi i costi e garantire un supporto fondamentale alle famiglie.

I runner untori, l’attività fisica come un passatempo a cui si può rinunciare senza lamentarsi troppo. C’è stata una visione piuttosto distorta dello sport…
Tra tv, giornali e siti ne abbiamo viste tante in questo periodo per non parlare dei social. Ovvio che lo sport può aver ed ha anche una parte di divertimento e gioia ma è ovviamente molto di più. Da un lato lo sport è un progetto di vita di molti cittadini, dall’altro è prevenzione e promozione della salute, ma è anche strumento di coesione sociale e dialogo tra persone con estrazioni molto diverse e ha una valenza sociale ed educativa molto importante, che a mio avviso viene dopo la famiglia e la scuola. Proprio in questi giorni il forum nazionale del terzo settore di cui facciamo parte sta avviando la campagna #nonfermateci, basandosi su cinque pilastri di cui una è proprio la valenza sociale dello sport che ci auguriamo possa avere il sostegno adeguato.

Christian Galfrè
22 Aprile 2020 alle 15:54
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