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Economia

Quando le disco non aprono, i baristi ballano (e fanno ballare): scontro tra categorie per i bar trasformati in locali

Titolari e gestori delle disco chiuse dal governo per il coronavirus contro i colleghi che trasformano bar e pub in locali da ballo: "Le regole siano rispettate da tutti"

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Quando le disco non aprono, i baristi ballano (e fanno ballare): scontro tra categorie per i bar trasformati in locali
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Liguria. “Se ci sono regole da seguire, queste devono essere seguire da tutti. E’ una questione di rispetto e solidarietà tra colleghi”. E’ questo il pensiero unanime dei titolari e dei gestori delle discoteche della provincia di Savona (ma più in generale di tutta Italia) di fronte a quella che potremo definire come “una dimostrazione di scarsa empatia” da parte dei colleghi che mandano avanti pub e bar.

Andiamo con ordine. Tra le varie misure, il recente decreto emanato dal presidente del consiglio dei ministri per contenere la diffusione del coronavirus impone (anche) la chiusura di tutti i locali da ballo. Per il prossimo periodo e fino a nuovo ordine, dunque, le discoteche italiane dovranno mantenere le porte chiuse. Una batosta non da poco per titolari e gestori, come detto, ma anche per i tantissimi lavoratori dell’indotto: baristi, camerieri, guardarobieri, dj, vocalist, fotografi, grafici, social media manager, Pr, videomaker, cassieri, tecnici luci e audio, addetti alla sicurezza e alle pulizie, fornitori di bevande, artisti e membri del loro entourage e chi più ne ha più ne metta.

L’elenco completo è stato stilato da un noto gestore di locali in Liguria e Piemonte: “Il proprietario, il gestore, il barista, il cameriere, la guardarobiera, il dj, il vocalist, il fotografo, il grafico, il social media manager, il PR, il videomaker, la driver, la cassiera, la cambusiera, il tecnico luci, la maschera, il parcheggiatore, la security, l’impresa di pulizia, i fornitori di bevande, la Siae, l’azienda di ticketing, la segretaria, la tipografia, l’agenzia di artisti, gli artisti, i tour manager, il paninaro, il servizio di trasporti, l’animazione, il service, le tasse, i contributi e avanti così. Nel nostro piccolo, fermare i locali, le discoteche e i luoghi di pubblico spettacolo, vuol dire fermare e/o rallentare anche tutto l’elenco che ho scritto sopra”.

“Rispettiamo e rispetteremo ciò che ci viene imposto, la sicurezza e la salute del popolo prima di tutto. Ma vi assicuro che si mette completamente in ginocchio un sistema, un settore intero, e parlo solo di ciò che mi compete, perché non ho le credenziali, l’esperienza ne tanto meno la credibilità di parlare di altre aziende in altri settori colpite come il nostro. Ho notato che in qualsiasi decreto, servizio dei telegiornali, di carta stampata e di giornali web, nessuno menziona il nostro settore, nessuno, come se fossimo l’ultima ruota del carro e questo mi fa male. Comunque, accettiamo e andiamo avanti, ma sensibilizzate i ragazzi a non fare feste homemade, a non frequentare i locali pubblici in generale, o comunque il meno possibile, perché l’enorme sacrificio che noi, locali di spettacolo, stiamo facendo e andremo a fare, altrimenti non servirà a niente, è sarà totalmente invano”.

A fare da contraltare a questa chiusura indiscriminata, però, ci sarebbe l’intraprendenza dimostrata dai gestori di bar e pub, che hanno deciso di “mordere la preda” organizzando presso i loro locali serate che ricordano molto quelle delle discoteche, con dj-set e artisti che, se non ci fosse il coronavirus, certamente avrebbero trovato una collocazione più adatta proprio nelle discoteche. Insomma, quando i gestori delle discoteche non lavorano quelli dei bar ballano (e fanno ballare gli altri).

“La situazione è disastrosa non solo qui in Liguria, ma dappertutto in Italia – è il pensiero comune dei gestori delle disco savonesi – Ci siamo confrontati con colleghi del Piemonte e della Lombardia e anche loro stanno vivendo le nostre stesse difficoltà. Che, al momento, non minacciano solo il nostro immediato futuro, ma addirittura la stagione estiva, a cui in tanti abbiamo già cominciato a lavorare”.

“Ma ciò che ci amareggia maggiormente, in questo contesto drammatico, è vedere bar e pub trasformarsi in discoteche. Questo non è giusto. Se le regole ci sono, tutti sono tenuti a seguirle. E’ una questione di rispetto e solidarietà verso gli altri. Una volta che l’emergenza sarà ridotta, tutti torneremo a lavorare, ma non è corretto approfittare della situazione mettendo in difficoltà i colleghi. Anche perché se i bar diventano discoteche, alla fine sono tenuti a rispettare le stesse prescrizioni”.

Un guru della disco come Claudio Coccoluto condivide appieno il pensiero. In un post molto chiaro pubblicato ieri sulla sua pagina Facebook, il produttore ha scritto: “Discoteche vere chiuse, bar pseudo-disco aperti: la lobby dei chioscari”.

Luca Berto
5 Marzo 2020 alle 10:06
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  • Economia
  • coronavirus
  • discoteche

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