
Savona. In queste ore il problema riguarda le scuole liguri che riapriranno mercoledì, ma il problema si presenterà anche per quelle savonesi che, salvo altre misure restrittive, torneranno aperte lunedì 9 marzo.
L’emergenza coronavirus obbliga infatti tutte le scuole a mettersi in riga coi dettami ministeriali. “Servono dispenser di gel disinfettante per le mani da installare “fuori dalle aule”, ha precisato ieri in conferenza stampa il governatore Giovanni Toti.
Manca meno di una settimana per adeguarsi alle norme sanitarie e nelle scuole cresce la preoccupazione di non riuscire a mettersi in regola in tempo per l’apertura degli istituti scolastici.
Molti dirigenti scolastici hanno lanciato un primo allarme sul reperimento e l’operatività di tutti i dispositivi indicati nelle direttive.
Insomma con la ripresa delle lezioni potrebbe presentarsi una situazione di caos. Tuttavia, ben prima del decreto di domenica, a stabilire l’uso degli igienizzanti nei locali della pubblica amministrazione era una direttiva ministeriale del 26 febbraio (mercoledì scorso) che imponeva di “rendere disponibili nei propri locali, anche non aperti al pubblico, strumenti di facile utilizzo per l’igiene e la pulizia della cute, quali ad esempio dispensatori di disinfettante o antisettico per le mani, salviette asciugamano monouso nonché, qualora l’autorità sanitaria lo prescriva, guanti e mascherine per specifiche attività lavorative”. Nonostante questo nessuno o quasi ha giocato d’anticipo.
Ora i punti da chiarire sono tanti. Anzitutto: quanti dispenser vanno acquistati? Come ne viene regolamentato l’uso? Il decreto emesso domenica parla solo di “soluzioni disinfettanti per il lavaggio delle mani” e non specifica altro. Il preside dell’istituto nautico San Giorgio di Genova ad esempio, Paolo Fasce, si è portato avanti la settimana scorsa e ha già fatto installare nei bagni distributori di sapone igienizzante.
“Ne servirebbe almeno uno per aula…” hanno detto alcuni dirigenti scolastici. E se i saponi sono reperibili non così facilmente lo sono gli igienizzanti.
E non bisogna dimenticare l’aspetto economico: un singolo dispenser usa e getta costa circa 10 euro: immaginate cosa significa moltiplicarlo per le aule di un istituto, per diverse settimane. Una struttura fissa con ricarica si aggira invece sui 40 euro. Ma non mancano casi di sciacallaggio denunciati in queste ore da alcuni dirigenti, come un grossista che ha proposto in preventivo cinque litri di soluzione idroalcolica a 290 euro.
I paradossi e i cortocircuiti di questa emergenza sanitaria.
Impossibile fare acquisti su negozi online come Amazon, dove la scelta è più ampia in termini di varietà e prezzi, perché la maggior parte non rilascia fattura elettronica. Per giunta la situazione finanziaria di alcuni istituti è ulteriormente aggravata dallo stop ai viaggi d’istruzione, con caparre già versate e penali da pagare in caso di annullamento.
L’aspetto positivo è che durante la settimana di sospensione didattica le scuole sono state completamente tirate a lucido. È stata cioè eseguita la “sanificazione” degli ambienti, una pulizia approfondita che comunque, assicurano i dirigenti, viene programmata regolarmente nel corso dell’anno anche senza emergenze sanitarie.
Negli atri e nei bagni dovranno essere affissi i cartelli con le indicazioni del ministero e i consigli per lavarsi correttamente le mani.
Le prossime ore serviranno a fare il punto della situazione tra i presidi e l’Ufficio scolastico regionale.
E c’è chi non manca di sottolineare gli aspetti positivi: Coronavirus? Almeno porterà un processo di ignizzazione e pulizia, vale per le scuole ma anche per i luoghi pubblici: la paura a volte fa miracoli… Se prima certi servizi igienici erano spesso sporchi, adesso capita di vederli puliti come non mai.