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Pornoamore

"Rosso Pistacchio" è la rubrica al femminile di IVG: ogni martedì si parla di donne con Marzia Pistacchio

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Pornoamore
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Dicono che si faccia chiamare Dolly perché la sua specialità è la pecorina.
Ci scherzano tutti nel camerino, ad alta voce, sghignazzando mentre svuotano le birre calde del giorno prima nel lavandino.
Credono, forse, di metterla a proprio agio ma molto più probabilmente cercano di mettere in imbarazzo me, che passo, gobbo e zitto, con scopa e paletta, a portare via i resti del loro gozzovigliare indecente.

Dolly sembra non badare alle allusioni porcine, alle sghignazzate indecenti, ai doppi sensi schifosi.
Entra nella stanza con quel sorriso di seta, e lo sguardo di un mare senza cornice tra le ciglia bionde, quasi albine, e a me sembra che all’improvviso l’aria si faccia più pulita, e che le voci irritanti degli altri attori si facciano più sopportabili.

Dolly non ha un pelo su tutto il corpo. Non so se si depili a casa, al contrario delle altre ragazze, che lo fanno nel bagnetto coi piedi sul bidet, e mi lasciano i rasoi da buttare sul lavandino. Salta fuori dai vestiti, bianca e liscia come una amigdala dal guscio, e inizia a ungersi di olio, passando le mani piccole, e con le unghie mangiucchiate, come se quel corpo non le appartenesse.
Fluttua a piedi nudi sulla moquette macchiata di chissà quale fluido corporeo e lubrificante, e va a girare la sua scena in silenzio. Io la guardo percorrere il corridoio, e sento nelle orecchie un assordante belato di agnelli.

Non la guardo mai recitare. Non Dolly. Le altre a volte le guardo. Non Dolly.
“Il vecchiaccio è innamorato di Dolly!! Non la guarda ma poi chissà quando è solo cosa combina!”.
Io la aspetto alla fine del corridoio con la vestaglia. Aspetto che finisca la scena in cui finge piacere che non prova, voluttà che non sente, passione che non la scuote.
La aspetto alla fine del corridoio e la accolgo. Le metto il cappuccio sui capelli scarmigliati, la pulisco velocemente del rossetto sbavato, le apro il getto della doccia molto prima, perché così la trova già calda.
Lei mi guarda con aria riconocente e ogni tanto mi stringe la mano. “Grazie, Gio”.

Dicevano Dolly fosse una brava attrice. Una di quelle che non fa capricci, non dà mai problemi, non mette nei guai la produzione con cavolate tipo droga e malattie veneree.
Poi è cambiata.
Un giorno ha smesso di ringraziarmi. Ha smesso di sorridermi. Ha smesso di guardarmi.
È diventata trasparente. Così magra che le contavo le ossa mentre si ungeva il corpo. Cosi scavata e rachitica che ho avuto paura si fosse beccata qualcosa.

“Quella stronza della Dolly ha perso la testa. Basta dar loro un po’ di attenzione e si innamorano subito, queste attricette porno. Che palle. Ora non mi molla più. Io volevo solo divertirmi un po’. Volevo una vacca, mica una moglie”.

Non so se la macchia di sangue andrà mai via dalla moquette. Forse strofinandola si confonderà presto con le altre macchie di birra e lubrificante alla ciliegia.
Strofiniamo forte, io e Dolly, per pulire il disastro, mentre portano via il regista che bestemmia e biascica con la faccia tumefatta.
“Quel vecchiaccio è impazzito”.

Strofiniamo forte, io e Dolly. Per pulire il disastro di sangue e vetro sulla moquette.
“Perché lo hai colpito, Gio?”.
Tiro su le spalle.
“Dolly, mi dici come ti chiami davvero?”.
“Addolorata”.

Strofiniamo forte, io e Dolly. In ginocchio. Per pulire il disastro di sangue e vetro sulla moquette.
“Non dovevi, Gio”.
Ma la guardo.
E sorride.

“Rosso Pistacchio” è la rubrica di Marzia Pistacchio, che ama definirsi “una truccatrice struccata”. Ogni martedì uno spazio al femminile dal taglio volutamente “leggero” in cui parlare a 360 gradi di tutto ciò che ruota intorno alle donne. In salsa savonese, naturalmente. Clicca qui per leggere tutti gli articoli

Marzia Pistacchio
18 Febbraio 2020 alle 8:51
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