
Savona. Ricordate quando il tribunale di Savona, per la prima volta a livello nazionale, aveva riconosciuto “i danni per violazione del diritto all’identità sessuale“?
Le parole della storica sentenza recitavano: “La lesione patita non coinvolge solo il diritto alla salute, ma anche il diritto all’identità sessuale e alla dignità, un diritto inviolabile della persona, quale essenziale forma di realizzazione della propria personalità che gode di tutela costituzionale” e hanno stabilito un risarcimento da centinaia di migliaia di euro per un intervento sbagliato.
Protagonista della vicenda era una 40enne transessuale ligure, che si era rivolta nel 2010 all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure per un intervento di cambio del sesso. Diverse le operazioni a cui si è stata costretta a sottoporsi, ma che alla fine non hanno mai dato l’esito sperato.
Ecco, dopo quell’episodio verificatosi nell’ottobre scorso, arriva oggi una seconda condanna per operazione di cambio sesso malriuscita. In questa occasione però l’Asl 2 savonese è tenuta a risarcire il danno con una somma pari a 322 mila euro a una donna transessuale di 37 anni, originaria del Veneto, che nel marzo del 2011 si era sottoposta a intervento di conversione andro-ginoide (cioè dai genitali maschili a quelli femminili).
Nel giro di poco tempo, si tratta della seconda condanna che ha visto il giudice accertare che siano stati lesi la salute, la dignità, l’identità di genere e il diritto all’autodeterminazione della paziente, assistita dall’avvocata Alessandra Gracis di Conegliano (Treviso), in seguito alla “criticità dell’operato dei sanitari” e a “profili di malpractice medica”, che non possono essere considerati una mera complicanza dell’operazione.
La paziente veneta, in seguito al cattivo operato dell’ospedale, è stata costretta (come nel caso della precedente vittima) a un secondo intervento “riparatore” nel marzo dell’anno successivo, un intervento che però non è riuscito a raggiungere il risultato sperato.