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Carlo Delfini, un maestro di vita e di sport

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

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Carlo Delfini, un maestro di vita e di sport
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A dare la triste notizia a metà marzo di quest’anno era stato l’Atletico Lodigiani, società laziale dove mister Delfini allenava i ragazzi dell’Under 14 provinciali Monte Compatri 2018/2019 e gli Esordienti. La passione, la professionalità, la dedizione e il sorriso di Carlo Delfini avevano varcato i confini regionali grazie alle commosse parole di chi aveva avuto l’onore di conoscerlo.Il calcio del resto è fatto dagli uomini, e ci sono uomini che lasciano un segno indelebile nella storia e nel cuore di chi li ha incontrati. Ci sono uomini immortali, come le loro gesta. Uomini che non si dimenticano mai. E la U maiuscola non è usata a caso. Il mondo del calcio laziale con lui ha perso un uomo con la U maiuscola in tutto e per tutto. La sua scomparsa è stata come un pugno nello stomaco non solo per la Lodigiani Calcio ma forse per tutto il calcio italiano. Perché quando se ne vanno queste persone belle, genuine e sportivamente italiane fino al midollo, a piangere siamo un po’ tutti. E quel calcio “pane e salame” manca davvero a tutti quanti.

In oltre 40 anni di attività come tecnico delle giovanili, Carlo (basta il nome) aveva scoperto e lanciato calciatori di importanza mondiale come Francesco Totti, Luca Toni e Antonio Candreva, ma anche tanti altri che hanno militato per anni in tutte le serie del nostro calcio con ottimi risultati come Roberto Stellone, Alessandro Sgrigna, Di Michele, solo per dirne alcuni.Ma lui, tutto questo non lo ricordava mai. Piuttosto preferiva mettersi la tuta e allenare i suoi ragazzi anche sotto la neve se era il caso, senza pensare a quei grandi nomi che ancora riecheggiano nella storia della Lodigiani calcio.

Quando si entrava nel centro sportivo le prime parole che si sentivano dire ogni volta erano: “il ragazzo è bravo, adesso ci pensa Carlo a farlo diventare un giocatore vero” e “la squadra è ancora un po’ acerba, ma tanto li allena Carlo e quindi saranno pronti subito”. La fiducia e la stima incondizionata, Carlo l’aveva guadagnata sul campo grazie al lavoro e al sacrificio. Il campo era la sua casa, la tuta era il suo vestito per le grandi occasioni, i suoi ragazzi erano tutta la sua vita. Chiunque lo ricordi oggi, finisce per commuoversi dopo un solo minuto. Ma subito dopo si ritrova il sorriso ripensando alle sue gesta, al suo sguardo sempre attento al futuro e all’amore che dava ogni giorno a tutte le persone che incontrava- Persona straordinaria, vera, umana, andava al campo solo per allenare, il suo unico scopo era stare con i suoi ragazzi e allenarli per cercare di migliorarli sempre un pochino di più ogni giorno.

Crediamo per tale motivo che Carlo faccia parte di quegli allenatori in via di estinzione, nati per allenare e pensare solo al campo. La sua mano si vedeva in maniera concreta perché lui allenava il corpo e la mente e chiunque lo abbia incontrato sulla propria strada un piccolo miglioramento lo ha sempre avuto. Lui si svegliava la mattina con lo scopo di migliorare i propri giocatori. Non pensava esclusivamente al risultato e non faceva attenzione ad altri fronzoli che purtroppo al giorno d’oggi sono all’ordine del giorno e non hanno nulla a che fare con il calcio.

L’immortalità nel cuore di chi lo ricorda, Carlo Delfini l’ha conquistata con i suoi gesti silenziosi e anche con le sue geniali intuizioni come quando spostò Francesco Pratali al centro della difesa. Inizialmente la scelta apparve un po’ azzardata ma poi, come accadeva sempre, ebbe ragione lui. Pratali arrivò a giocare in Serie A da difensore centrale e capitano dell’Empoli”. Doveva sempre tenere il pallone sotto braccio e guardare i suoi ragazzi allenarsi. Un gesto che avrà ripetuto un milione di volte, quasi emblematico del suo amore per questo sport meraviglioso: osservare, valutare ogni dettaglio, tenendo sempre ben stretto quello che era il compagno più fidato.

Il suo non era un lavoro, era sostanzialmente una missione da svolgere con sentimento. Un amore da trasmettere, da comunicare con le parole e con gli atti, ripetuti ossessivamente e senza sforzo a tutti i suoi allievi nel corso del tempo.Lui per tanti, per tutti, rimarrà sempre “mister Delfini”.

Un nome e un cognome scolpiti nel suo essere. Nella sua essenza di uomo che ha dedicato allo sport, ai ragazzi e al calcio in particolare, tutta la sua vita… fino all’ultimo secondo!

Christian Galfrè
27 Luglio 2019 alle 14:49
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