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Migranti trattati come bestie e per fare soldi: indagata Alessandra Lazzari, ex capo gabinetto della Prefettura di Savona

Federico De Rossi
17 Luglio 2019 alle 14:54
17 Luglio 2019
Migranti trattati come bestie e per fare soldi: indagata Alessandra Lazzari, ex capo gabinetto della Prefettura di Savona
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Quattro arresti e altre denunce nell'ambito dell'inchiesta: i centri di Vallecrosia e Sanremo nel mirino della Procura

Ponente. Anche l’ex Capo di Gabinetto della Prefettura di Savona Alessandra Lazzari è indagata in stato di libertà nell’ambito dell’operazione “Patroclo”, condotta dalla Guardia di Finanza di Imperia e coordinata dal pm Grazia Pradella. L’indagine riguarda la gestione dei migranti e i soci occulti della cooperativa Caribu, che si occupa di due centri di accoglienza per gli stranieri in attesa di protezione a Vallecrosia e Sanremo. “Centoventi migranti per 30 vuol dire che fanno 3.600 euro al giorno. Per 31 giorni sono 111 mila euro al mese”, tra le intercettazioni dei finanzieri agli atti dell’indagine: dunque i migranti erano solo una cosa, macchine per fare soldi, ai danni dei contribuenti italiani.

alessandra lazzari

Alessandra Lazzari (in una foto di repertorio), alto funzionario all’epoca dei fatti della Prefettura d’Imperia, ora trasferita a Torino è accusata di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Alessandra Lazzari ha svolto diversi incarichi presso la Prefettura savonese dal 1992, fino a ricoprire il ruolo di Capo Gabinetto dal 14 febbraio 2005 al 19 giugno 2011. Successivamente il trasferimento a Monza prima del suo ritorno in Liguria, ad Imperia.

Indagati anche due commercialisti del torinese incaricati di tenere la gestione contabile dei soldi proventi della frode che venivano investiti in alcune società di famiglie.

Indagini complesse, iniziate a fine 2017 e proseguite nel 2018, che hanno portato stamani a quattro arresti e tre indagati in stati di libertà e che hanno permesso di sgominare un’associazione per delinquere, che faceva capo a una coop, quest’ultima accusata di trattenere dal 50 al 70 per cento dei fondi statali destinati ai migranti ospitati in due centri di accoglienza di Sanremo e Vallecrosia, in cui i migranti, come scrive il gip che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare, “venivano trattati come bestie”.

Il blitz, scattato stamani all’alba, ha portato anche al sequestro di 1,3 milioni di euro. In manette sono finiti Gianni Morra, 62 anni, residente a Cuneo, considerato il personaggio chiave dell’organizzazione criminosa; la sua compagna Emanuela De Mita, 48 anni, di Asti; Guido Tabasso, 67 anni, avvocato di Torino, col ruolo di consulente e Antonella Morra, 58 anni, residente a Cuneo. Mentre per Gianni Morra, De Mita e Tabasso, l’accusa è di associazione per delinquere finalizzata, a vario titolo alla truffa e alla frode e altri reati; per Antonella Morra, l’accusa in concorso è quella di autoriciclaggio.

Al centro delle indagini, decollate nel 2017, la cooperativa sociale Caribu, di Cuneo, che gestiva i due centri, della quale Gianni Morra, De Mita e Tabasso vengono considerati soci occulti.

Fatture e numeri ‘gonfiati’. Con i soldi ‘risparmiati’ dalle gestione dei migranti, costretti a mangiare frattaglie perché “costano meno del pollo”. Emanuela De Mita si è comprata anche una pompa d’acqua per la propria piscina. La fattura, poi, l’ha inviata direttamente alla Prefettura, addebitandola alle spese per gli stranieri. Con altri fondi, poi, ha acquistato biancheria intima per se stessa. Per incassare più soldi, inoltre, l’associazione criminale inviava anche sei o sette volte la stessa fattura alla Prefettura, che la pagava ogni volta. Altro sistema adottato: quello di ‘gonfiare’ il numero dei migranti per ricevere più soldi dallo Stato. La sovrafatturazione avveniva grazie all’interposizione di una serie di società di capitali, tra cui la Libra srl, di Cuneo, utilizzate per drenare dai conti della cooperativa quasi il settanta per cento dei fondi erogati dal ministero dell’Interno. In particolare, l’immobile acquistato dai due fratelli Gianni e Antonella Morra, tramite mutuo, veniva affittato alla Libra srl, sempre di proprietà degli indagati, per trentottomila euro all’anno (pari al premio annuale del mutuo), a fronte di una richiesta di rimborso alla Prefettura di quasi il triplo dell’importo, pari a novatamila euro.

“Abbiamo scoperto un sistema collaudato molto elaborato per cui due centri di accoglienza migranti in attesa di protezione venivano gestiti con metodi truffaldini e contrari a quello che è il senso di umanità delle cooperative onlus che dovrebbero badare non solo all’accoglienza ma anche al benessere fisico e psicologico dei migranti. In questo caso tutto ciò non è avvenuto”, dichiara il procuratore aggiunto di Imperia Grazia Pradella, titolare delle indagini.

Prefettura compiacente? Sul ruolo della Prefettura, che aveva affidato la gestione dei due centri alla cooperativa Caribù, senza pubblicare alcun bando, e nonostante alla coop stessa mancasse uno dei requisiti indispensabili, cioè il fatto di esercitare l’attività di accoglienza migranti da almeno un anno, il magistrato ha detto: “Sul punto mi riservo di compiere tutti gli accertamenti che si renderanno opportuni in prosieguo. Certo è che sono mancati, quantomeno in parte in modo quasi bizzarro, dei controlli: ci sono fatture che sono state rimborsate sei o sette volte per vari periodi. Inoltre, quando la struttura ospitava, come in un caso, 38 migranti, veniva denunciata la presenza di 81 con l’appropriazione del relativo costo e quindi è chiaro c’è un sistema nei controlli non adeguato”.

Trattamento disumano. “Tra i metodi per risparmiare – spiega Grazia Pradella – Ed è questo un aspetto che ha colpito sia la sottoscritta che gli operanti, c’era un metodo di sfruttamento del lavoro dei migranti stessi e un metodo di trattamento inaccettabile delle condizioni fisiche e psichiche dei migranti. Il gip nella sua ordinanza dice che venivano trattate come bestie e in realtà abbiamo delle intercettazioni dove si disquisisce sul tipo di cibo da dare e viene deciso di dare polmone con varie frattaglie per ottimizzare i costi: un tipo di cibo che probabilmente le persone non danno neppure ai loro gatti. Chi provava a ribellarsi, abbiamo la prova in un’intercettazione, è stato picchiato e umiliato”.

Attività investigativa. “Le indagini sono partite a pochi mesi dall’inizio della condotta truffaldina – sottolinea il colonnello Alfonso Ghilardini, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Imperia – Quindi con repentinità siamo riusciti a intercettare questa attività criminale e a fermarla e soprattutto a recuperare poi i soldi sottratti alla comunità”.

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