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Nel weekend al NuovoFilmStudio di Savona: “A quiet passion”

Alessio Artico
29 Giugno 2018 alle 16:44
29 Giugno 2018
Nel weekend al NuovoFilmStudio di Savona: “A quiet passion”
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A quiet passion
di Terence Davies, con Cynthia Nixon, Jennifer Ehle, Keith Carradine – Gran Bretagna/ Belgio 2016, 125’

ven 29 giugno (18.00 – 21.15)
sab 30 giugno (17.30 – 20.15 – 22.30)
dom 1 luglio (15.30 – 17.45 – 20.15 – 22.30)
lun 2 luglio (15.30 – 20.30)

Emily Dickinson, nata nel 1803 ad Ambers nel Massachusetts, mentre studia alle scuole superiori decide di allontanarsi dal College di Mount Holyoke per non doversi professare cristiana. Da quel momento vivrà nella casa paterna riducendo sempre più le frequentazioni del mondo esterno e dedicandosi alla scrittura e in particolare alla poesia. Dal suo spazio chiuso intese e raccontò il dramma intellettuale e morale dell’America, precorrendo la storia e grazie a uno stile unico e innovativo, sul piano della metrica e del lessico. Perché Emily, così radicalmente trasgressiva in età giovanile, si trasforma progressivamente in una donna eccentrica che diviene però sempre più rigida nei confronti delle regole che applica a se stessa e vorrebbe estendere agli altri…

Terence Davies ha fatto centro dove molti altri spesso hanno fallito. La sua poetica silenziosamente ribelle trova, nel poliedrico e controverso personaggio di Emily Dickinson, un ottimo spunto per mettere a frutto il suo passato di attento conoscitore dell’animo femminile. A sedici anni di distanza da “La casa della gioia”, torna così a riflettere su quale sia il costo, in termini di isolamento sociale, per riaffermare l’intransigenza della verità e il rigore morale in nome del rispetto delle regole che sono state scelte per la propria vita. Il regista non ha affatto smesso di considerare il passato come necessaria componente del presente. Utilizza i suoi personaggi femminili per scardinare le regole di una società che esclude la diversità a meno che non sia eccentrica manifestazione di innocua e quindi comoda e divertente originalità.

Emily Dickinson, infatti, unisce alla sua innata inflessibilità un altrettanto connaturata vocazione artistica che ne elevava lo spirito guarendone le ferite durante le lunghe sessioni notturne di terapeutica scrittura. L’infelicità della poetessa non scaturiva dalla rinuncia, ma da un genuino anticonformismo. Gli interni che vengono riprodotti si aprono a uno scandaglio delle anime, quasi a diventare un possibile catalogo ragionato della bellezza. Anzitutto della luminosità dei volti di Emily e dell’amata sorella Vinnie.

Così Davies offre al pubblico spunti di riflessione su un’epoca, non dimenticando – e qui sta l’ulteriore grandezza – occasioni di sorriso se non di aperta risata. Da sottolineare infine la straordinaria prova attoriale di Cynthia Nixon, capace di delineare il progressivo aprirsi all’arte di una donna che nel contempo decide di chiudersi al mondo.

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