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Cronaca

Goletta Verde analizza le cariche batteriche in mare: Ceriale e Pietra sono “fortemente inquinate”

Albenga, Finale Ligure e Savona entro i limiti

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Goletta Verde analizza le cariche batteriche in mare: Ceriale e Pietra sono “fortemente inquinate”
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Provincia. Albenga, Finale Ligure e Savona entro i limiti, Ceriale e Pietra Ligure fortemente inquinati. È questo il bilancio del monitoraggio svolto lungo le coste liguri (e savonesi in particolare) dall’equipe tecnica della Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio e all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al sostegno di Conou, Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati, e dei partner Novamont e Ricrea (Consorzio nazionale riciclo e recupero imballaggi acciaio). L’istantanea regionale sulle acque costiere è stata presentata stamane nel corso di una conferenza stampa a Genova da Mattia Lolli, portavoce di Goletta Verde, Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria e Rosella Bertolotto, dirigente di Utcr-Arpal.

Su ventitré punti monitorati, ben quattordici sono risultati con cariche batteriche elevate. E sono in particolare i soliti fiumi a continuare a riversare in mare scarichi non depurati, che rischiano di compromettere la qualità del mare e di quei tratti di costa, con gravi rischi non soltanto per l’ecosistema marino ma anche per la stessa salute dei bagnanti.

“La salute dei nostri mari è sempre più a rischio a causa della maladepurazione, dei rifiuti galleggianti e spiaggiati e delle continue illegalità ambientali, che seguitano a sfregiare coste e territori italiani – ha commentato Mattia Lolli, portavoce di Goletta Verde – purtroppo i risultati deludenti in prossimità di foci e canali non ci sorprendono dal momento che il problema riguarda non solo le aree costiere ma interessa gran parte del territorio nazionale”.

“Sulla maladepurazione il nostro Paese è stato condannato dall’Ue a pagare una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni ogni sei mesi finché non ci metteremo in regola – continua il portavoce di Goletta Verde – Soldi che avremmo potuto spendere per aprire nuovi cantieri per la depurazione, realizzare sistemi efficienti e moderni, creando persino nuovi posti di lavoro. Inoltre, non vogliamo solo informare e sensibilizzare i cittadini, ma negli ultimi due anni abbiamo anche presentato alle autorità preposte esposti sui punti più critici individuati, sperando che intervengano per accertare le responsabilità, sanando le situazioni più delicate”.

Leggendo la dentenza della Corte Europea del 31 maggio 2018 che constata gli inadempimenti in merito alla raccolta, trattamento e scarico delle acque reflue urbane, la situazione in Liguria appare in miglioramento, restando interessati solo due agglomerati (Rapallo e Albenga) dei nove che risultavano irregolari (Ventimiglia, Laigueglia, Andora, Alassio, Ceriale, Pietra Ligure, Cengio, Lavagna e Riva Trigoso) o condannati in passato (Santa Margherita Ligure, Recco, Rapallo, Genova Quinto, Finale Ligure, Borghetto Santo Spirito, Albenga, Imperia, Riva Ligure).

“L’inquinamento che troviamo – ha dichiarato Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – è dovuto soprattutto a scarichi abusivi o ad un malfunzionamento della rete di raccolta delle acque, ma i comuni costieri e in particolare alcune località, subiscono un carico turistico antropico talmente pesante da influenzare la qualità degli scarichi gravando sulla rete infrastrutturale di raccolta”.

La Goletta Verde quest’anno affiancherà alla denuncia pubblica sullo stato delle acque anche un’azione giuridica, presentando esposti sulle situazioni più critiche alle autorità preposte. In Liguria gli esposti saranno presentati nei riguardi di tre punti analizzati che presentano una forte criticità ormai cronica: la foce del torrente Argentina ad Arma di Taggia (Imperia), la foce del torrente Maremola a Pietra Ligure (Savona) e lo sbocco del canale presso la foce del torrente Entella, tra Chiavari e Lavagna (Genova), quest’ultimo punto già oggetto di un esposto dopo il monitoraggio dei tecnici della Goletta Verde lo scorso anno.

“È nostro interesse tutelare la salute dei bagnanti e dell’ambiente con gli strumenti disponibili e siamo certi le nostre segnalazioni saranno condivise dagli amministratori locali che invitiamo ad attivarsi, come hanno fatto con successo alcuni in passato, per indagare le località segnalate. Faranno bene a chiedere maggiore impegno alle aziende che trattano le acque, anche attraverso l’emanazione di ordinanze ad hoc, nell’affrontare e arginare queste problematicità raccogliendo il nostro appello scientifico e puntuale. Siamo consapevoli che il problema della depurazione non riguarda solo i comuni costieri ma è fondamentale anche il lavoro nell’entroterra. La questione legata alla depurazione è da affrontare a tutti i livelli, in sinergia tra le istituzioni, gli operatori, le associazioni e i cittadini e per questo ci attendiamo risposte e azioni concrete da parte delle istituzioni preposte”, ha sottolineato Santo Grammatico nel corso della conferenza stampa.

Il monitoraggio di Goletta Verde è stato eseguito dalla squadra di tecnici di Legambiente tra l’8 e il 10 giugno scorsi, e prende in considerazione il campionamento dei punti critici che vengono principalmente scelti in base a un “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni non solo dei circoli di Legambiente ma degli stessi cittadini attraverso il servizio SOS Goletta. Per questo vengono prese in esame le foci dei fiumi, torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che spesso troviamo sulle nostre spiagge: queste situazioni sono i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta all’insufficiente depurazione dei reflui urbani che attraverso i corsi d’acqua arrivano in mare. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e abbiamo considerato come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (D.lgs. 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori.

Due i punti critici in provincia di Savona, sui cinque punti analizzati dai tecnici di Goletta Verde: a Ceriale, in prossimità dello sbocco di un canale sul Lungomare Diaz, e a Pietra Ligure, sulla foce del torrente Maremola. Il punto analizzato, popolato da animali e vicino a calette dove si recano spesso i bagnanti, sarà anch’esso oggetto di esposto da parte di Legambiente. Nessun problema, invece, per Albenga, Finale Ligure e Savona, rispettivamente alle foci dei fiumi Centa, Pora e Quiliano.

Non va meglio sul fronte dell’informazione ai cittadini, sui divieti di balneazione e la cartellonistica informativa che dovrebbe essere presente nella spiagge balneabili, obbligatoria a carico dei Comuni costieri da anni. I cittadini continuano a navigare in un mare di disinformazione: i tecnici di Goletta Verde hanno avvistato in Liguria cartelli informativi solo in sette dei ventitre punti analizzati. Rimangono ancora incongruenze che generano confusione anche per quel che riguarda la segnaletica sul divieto di balneazione: in due dei punti monitorati sono presenti i cartelli di divieto di balneazione, nonostante i luoghi siano segnalati come balneabili dal Portale Acque del Ministero della Salute.

Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c’è anche il corretto smaltimento degli olii esausti. Proprio per questo, anche quest’anno il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati (Conou) è main partner della campagna estiva di Legambiente. Attivo dal 1984, il Conou garantisce la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale: lo scorso anno in Liguria il Consorzio ha recuperato 5.873 tonnellate di questo rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente. L’olio usato – che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli – è un rifiuto che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. Ma l’olio usato è anche un’importante risorsa perché può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 98 per cento dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa.

“La difesa dell’ambiente e in particolare del mare e dei laghi – spiega il presidente del Conou, Paolo Tomasi – rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione. L’operato del Consorzio non solo evita una potenziale dispersione nell’ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una preziosa risorsa per l’economia del Paese”.

Luca Berto
23 Giugno 2018 alle 12:43
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