
“L’Angolo dei Curiosi” è la rubrica di IVG a cura di Daria Croce e Giulia Grenno per chi è desideroso di vedere, ascoltare, conoscere, ritrovarsi o dissentire.
A Daria e Giulia piacciono il profumo dei libri, il rumore della puntina che tocca il vinile, il buio in sala quando sta per iniziare un film, l’odore delle cartolerie, il ticchettio della macchina da scrivere, i ritratti in bianco e nero, le prospettive diverse, fermarsi col naso all’insù.
Se ti piace almeno una di queste cose, prenditi una pausa insieme a noi.
Ogni anno Valentino Rossi celebra il GP del Mugello personalizzando il casco che indosserà durante la gara. Quest’anno, complice sicuramente il fatto che la grafica è stata svelata il 2 giugno, la livrea del nostro campione preferito (lo è, siamo tutti d’accordo vero?) aveva per tema il tricolore, su cui campeggiava la scritta “Viva l’Italia… l’Italia tutta intera”.
La scelta del verso di Francesco De Gregori, forse, non è casuale, visto il periodo complicato che stiamo attraversando. A me, in ogni modo, ha riportato subito all’infanzia.
È il 1979, la mia famiglia vive ancora a Torino e mio papà torna a casa con un disco per me (raccolta di canzoni di Natale, con cui avrei messo a dura prova i nervi dei miei cari per diversi anni) e uno per mio fratello: “Viva l’Italia” di Francesco De Gregori.
L’immagine di copertina è un ritratto del cantautore romano che a me, bambina, sembra un vecchio (De Gregori all’epoca ha 28 anni, ma si sa, da piccoli si è inconsapevolmente spietati). Mio fratello mette il vinile sul piatto e parte quello che, forse, è l’album a cui sono più affezionata, tra quelli dell’artista più scontroso – almeno all’apparenza – della scena italiana.
Il primo brano è “Capo d’Africa”, incredibilmente attuale sebbene siano trascorsi 39 anni: “Capo d’Africa stanotte / si parte e si va via / lontani quel tanto che basta / per guadagnarsi la nostalgia”. Seguono “Buenos Aires” e altri pezzi che per me sono bellissimi. Dico “per me” perché fatico a essere oggettiva quando le canzoni sono legate a ricordi così speciali, come quelli dell’infanzia. L’intro di “Stella Stellina”, per esempio, mi riporta immediatamente alla sala dove era sistemato il giradischi, con i pavimenti dai disegni in rilievo e la tappezzeria alle pareti. “Gesù Bambino” è mia mamma che la canta mentre io le faccio la seconda su “piccino picciò” e mi piaceva tanto il verso “fa che sia breve come un fiocco di neve”, anche se non capivo bene perché.
Ma il brano che mi faceva davvero volare, dal mio mezzo metro di altezza, era “Viva l’Italia”. Ero troppo piccina picciò per comprenderlo, ma ne respiravo la solennità. C’era qualcosa in quell’armonia che ti pizzicava le corde giuste e l’arrangiamento iniziale ti portava gli zampognari direttamente in salotto.
Ad ascoltarla oggi, mi fa un certo effetto. Vuoi per i ricordi di famiglia, dei quali ho molta paura perché mi emozionano sempre troppo e allora preferisco tenerli chiusi in un cassetto, vuoi per il testo, che se da un lato strozza la gola e fa un po’ male, dall’altro ti fa venire voglia di abbracciarla, quell’Italia tutta intera.
“L’Angolo dei Curiosi” è la rubrica per chi è desideroso di vedere, ascoltare, conoscere, ritrovarsi o dissentire, ogni giovedì a cura di Daria Croce e Giulia Grenno: clicca qui per leggere tutti gli articoli