
Savona. Prosegue l’intensa attività sul territorio fornacino della Judax Agorà, l’associazione senza fini di lucro nata 10 anni fa dietro il progetto di due cittadini fornacini (Giuseppe Rauso e Silvano Godani) e dal Dott. Calogero Sprio, Coordinatore Infermieristico del Dipartimento di Salute Mentale di Savona.
Ieri ampia partecipazione all’inaugurazione di un ulteriore pannello del progetto “Saonae Dies Natalis – La storia di Savona dai fumetti alla Ceramica”; in questo caso si è trattato del pannello realizzato dagli alunni della Scuola Primaria XXV Aprile e questo è solo uno dei 32 pannelli di dimensioni 60x90cm, in gran parte già affissi sulle facciate dei palazzi di via Saredo, che descrivono la storia di Savona da quando si è costituita come libero comune (10-4-1191) fino ai giorni nostri.
A questo progetto hanno preso parte 30 artisti professionisti, gli utenti del Laboratorio Espressivo del CTPP di Via Amendola del Dipartimento di Salute Mentale – ASL 2 (che con la guida dell’Educatrice dott.ssa Rosalba Quacquarelli e il ceramista Carlo Bernat hanno realizzato il pannello numero 1) e, appunto, gli alunni della Scuola Primaria. Del resto questa antica via del quartiere Fornaci è stata, in passato, oggetto di altri progetti culturali, promossi dalla Judax Agorà e coordinati dal suo Presidente Prof. Silvano Godani (ex docente del Liceo Classico e Assessore allo Sport e alla Cultura di Savona), come il Progetto “Madunnette ae furnaxi” ed il progetto degli “Antichi mestieri”; in tutte queste occasioni si è creato il coinvolgimento e la sinergia fra gli stessi protagonisti che hanno contribuito a valorizzare questa antica via realizzandovi un museo a cielo aperto.
“Nel corso di questi dieci anni – afferma il Segretario Sprio – abbiamo dato vita ad iniziative significative non solo sul versante culturale ma anche su quello sportivo e ludico-ricreativo; questo però, seguendo i nostri principi costitutivi, è avvenuto non solo per intrattenere le centinaia di persone che hanno preso parte ai nostri progetti ma soprattutto per far in modo che le diverse attività funzionassero da tramite per il raggiungimento di obiettivi ancor più importanti: in particolare la nostra bussola è sempre stata quella di ridurre lo stigma sulle persone affette da un disturbo psichico, offrendo loro reali occasioni di inclusione sociale, e prevenire il disagio giovanile offrendo degli spazi ai bambini che vivono, o studiano, nel quartiere Fornaci”.
“Si è poi cercato di sviluppare, sia nei bambini che sugli adulti, una cultura aperta alle differenze (sul piano anagrafico, culturale, sociale ed etnico) considerate come una risorsa e rese più fruibili nell’ambito di uno spazio sociale che si muove fra l’SMS Fornaci e l’Oratorio della Parrocchia NS. della Neve ma che di fatto, pur mantenendo lì il suo territorio di appartenenza, sempre di più interagisce con la città nel suo insieme e con i vari enti ed istituzioni. Per noi operatori psichiatrici che operiamo da molti anni nel territorio l’associazione è divenuta esattamente quello che desideravamo, cioè una porta che si apre sul mondo cosiddetto normale, anche se la normalità è fatta anche di tanti disagi con i quali entrare in rapporto con la consapevolezza che ciascuno un po’ ha bisogno degli altri ed un po’ può esservi di aiuto”.