
Le indicazioni arrivano nette nella mattina di venerdì 20 aprile e segnano un lieve ma significativo rialzo del biglietto verde, come ormai non succedeva da tempo.
Si tratta di un rialzo esiguo pari allo 0,09% ma importante sopratutto perchè in controtendenza ad un lieve calo del prezzo del petrolio, che come ben sanno gli analisti si muove sul binario opposto rispetto alla moneta statunitense, se uno cala l’altro si rialza e viceversa.
La terza settimana di aprile ha visto anche un calo dello 0,12% a 1,233 nel rapporto euro/dollaro, anche se di fatto la moneta europea ha ottenuto un rialzo dello 0,10% sullo yen e dello 0,21% sulla sterlina.
A ben vedere la moneta britannica di fatto risulta indebolita anche nel rapporto con il dollaro, come si può osservare dal cambio GBP/USD che evidenzia un -0,2%.
Il dollaro ha guadagnato terreno in scia ai dati macroeconomici degli USA
Come afferma Mauro Masoni analista finanziario di CMC Markets, in un suo articolo dello scorso 20 Aprile: , in un suo articolo dello scorso 20 Aprile: “Il dollaro ha guadagnato terreno in scia ai solidi dati macroeconomici degli Stati Uniti. Tuttavia per il biglietto verde potrebbe essere difficile proseguire il trend di apprezzamento in quanto diversi investitori continuano a temere la politica commerciale dell’amministrazione Trump”.
Del dollaro però va detto che non vanta stabilità certa.
Caratterizzato in questi ultimi mesi da un’ampia volatilità il biglietto verde, come sottolineano molti analisti, rischia un’ulteriore svalutazione soprattutto sul lungo termine, soprattutto laddove perde terreno nella veste di riserva globale.
Mesi estremamente difficili per il dollaro
A caratterizzare il percorso del dollaro in questi primi mesi del 2018, ma anche nell’arco di gran parte del 2017, è stata un’ampia incertezza. La moneta statunitense ha perso terreno in seguito alle scelte messe in campo dal presidente Usa Donald Trump in tema di sgravi fiscali
Ma a incidere negativamente anche l’aumento dei tassi di un punto percentuale, come stabilito dalla Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti. Osservando i punti focali del 2017 gli analisti non sanno spiegarsi la persistenza di due aspetti fondamentali ovvero la latitanza dell’inflazione e la debolezza del dollaro.
Praticamente quasi per l’intero 2017 il dollaro ha perso terreno.In percentuale parliamo di un crollo che va dal 5 al 15%, soprattutto se raffrontato alle valute dei mercati più importanti.
La politica economica di Trump affossa il dollaro
La politica economica messa in campo dal presidente Trump avrebbe dovuto regalare al dollaro tempi migliori, ma così non è stato.E sono in tanti a non intuirne i motivi.
Gli sgravi fiscali abbinati alla politica monetaria scelta dalla Federal Reserve, come sottolineano gli analisti, ricordano le scelte in tema economico di un altro presidente Usa, ovvero di Ronald Regan in carica negli anni ’80.
Solo che in quel frangente le stesse scelte politiche economiche avevano permesso al dollaro di compiere un notevole balzo in avanti, con un +20%.
Come insegnano gli economisti le scelte compiute da Trump e banca centrale dovrebbero rafforzare la valuta e non affossarla, come invece sta accadendo al dollaro, andando davvero contro ogni logica.