
Savona. La loro intenzione era quella di tagliare e portare via dell’edera, ma non di rubare qualcosa all’interno della caserma “Damiano Chiesa” della guardia di finanza di Savona. E’ questo il retroscena emerso questa mattina durante il processo per direttissima che vedeva imputati Gezim Elmadhi, 22 anni, Emilian Vogli, 29 anni, entrambi domiciliati a Taggia, i due albanesi arrestati ieri mattina dopo che uno dei due era stato notato aggirarsi all’interno del perimetro del comando delle Fiamme Gialle savonesi.
In aula Elmadhi e Vogli, che erano difesi rispettivamente dagli avvocati Bianca Moggia e Pierluigi Pesce, hanno spiegato di essersi arrampicati con una scala sul muraglione per staccare la pianta rampicante (che avrebbero poi rivenduto attraverso il mercato “nero” del verde ornamentale), ma hanno candidamente ammesso di non essersi resi conto di trovarsi sul perimetro esterno della caserma della guardia di finanza.
A tradire i ladri di edera è stato il fatto che uno di loro, Gezim Elmadhi, si sia calato all’interno dell’edificio militare per tagliare dall’alto la pianta. In quel momento (erano circa le 8,15 di ieri mattina), un finanziere ha notato l’insolita presenza ed è scattato l’allarme: pochi minuti dopo i due albanesi, insieme ad un terzo connazionale minorenne, sono stati bloccati sul retro della caserma dove stavano caricando due “balle” del rampicante su un Fiat Scudo. Per i due maggiorenni sono quindi scattate le manette con l’accusa di concorso in tentato furto per essersi introdotti all’interno della sede del comando delle Fiamme Gialle. Il più giovane del trio, che ha 17 anni, è stato invece accompagnato in un centro di prima accoglienza di Genova in accordo con la Procura per i minori di Genova.
Sul furgone sono stati sequestrati anche gli attrezzi da “giardiniere”: una sega metallica e due cesoie. Questa mattina, in tribunale, il giudice Francesco Giannone ha convalidato entrambi gli arresti, ma ha rimesso in libertà gli imputati senza applicare nessuna misura cautelare.
Elmadhi e Vogli si sono impegnati a risarcire con 100 euro la guardia di finanza (i soldi sono già stati consegnati ai loro legali) ed è anche già stato raggiunto un accordo di massima sul patteggiamento di entrambi con la sospensione condizionale della pena. Proprio per consentire di formalizzare il risarcimento, in accordo con la richiesta degli avvocati Moggia e Pesce, il processo è stato rinviato al prossimo 10 aprile.