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8 Marzo per le donne vittime nella guerra della vita

Luca Berto
8 Marzo 2018 alle 10:41
8 Marzo 2018
8 Marzo per le donne vittime nella guerra della vita
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Alla soglia di una terza repubblica che dovrà destreggiarsi in un campo politico impervio per far risorgere l’Italia dalle proprie ceneri, gli uomini hanno capito che una scossa di cambiamento di tendenza filologica unitaria verso la destra, era tempo di adottarla per rilanciare l’economia ed il risparmio italiano. Purtroppo però, nonostante gli appelli, le manifestazioni, le rimostranze, le denunce, i fatti macabri che si succedono a discapito delle donne da secoli, i “maschi” non hanno capito ancora che la donna non è una proprietà da conquistare e da usare, ma un fiore raro e prezioso da coltivare e tutelare, non solo nel proprio ambito familiare, ma anche nella propria anima.

Ritorniamo purtroppo, ogni giorno di ogni anno, a rammaricarci a dover constatare che maltrattamenti ed omicidi, non cessano di perpetuarsi contro donne e prole indifesi. Anzi, vengono giustificati con la depressione maschile questi insani raptus omicidi e persecutori di maschi virili ed egoisti, o addirittura addebitati ad una crisi affettiva carente fin dall’infanzia, per questi uomini prepotenti che non accettano per orgoglio ferito la fine di un amore.

Chiedo agli uomini il perché e il come, una donna come la vittima, Antonietta Gargiulo di Cisterna di Latina, avrebbe potuto perdonare sempre, non solo un uomo traditore costante, ma addirittura geloso ed ossessivo che pretendeva con la persecuzione e l’umiliazione mantenere in vita un matrimonio finito, a discapito del fisico e della psiche, non solo della moglie che dovrà convivere con il ricordo di questa tragedia, ma anche delle figlie inermi martirizzate.

Altra domanda alquanto inquietante, è da rivolgere alle forze dell’ordine che molto spesso hanno le mani legate per indagare ed agire a difesa di queste donne oltraggiate, a volte a causa di leggi imperfette, ma anche soggiogati anch’essi da una certa compassione verso un collega, evidentemente alterato psicologicamente e reo, sottovalutando un dramma imminente.

Alla luce di questi fatti, sono le famiglie “sbagliate” che educano i propri figli, non al sacrificio e al rispetto, ma alla vittoria e al potere, e di conseguenza istruendoli inconsapevolmente a crearsi famiglie proprie, che non diventeranno mai il piacere della prosecuzione affettiva della propria vita fulcro di ideali e valori, ma un possesso da rivendicare, abusare ed annullare a piacimento.

Giungendo all’ennesima data del 8 marzo, in cui si dovrebbero festeggiare le donne allegramente con canti e balli, come è possibile, con questo stato d’animo affranto, farlo ancora con regalini vari e sorrisetti allusivi? (anche se sono una movimentazione commerciale come un’altra che da lavoro a vari settori economici).

L’ 8 marzo in qualità della festa della donna, nacque negli Stati Uniti come prima e ufficiale giornata della donna celebrata il 23 febbraio 1909, per rivendicare diritti che le donne di allora si erano preposte energicamente di conquistare a piena ragione. Si ricorda una tragica ricorrenza per un triste episodio di morte di 146 persone, di cui 123 donne operaie (soprattutto immigrate italiane), il 25 marzo 1911 a New York, nella fabbrica tessile Triangle incendiata, le quali rivendicavano diritti lavorativi con sciopero sin dal 22 novembre 1908, senza riscuoterne alcun vantaggio di condizioni ambientali e remunerative, rimettendoci la vita.

Non sarebbe quindi mai dovuta diventare una festa allegra questa data internazionale in “rosa”, (a volte celebrata come un goliardico addio al nubilato al “carpe diem”), ma semplicemente essere una commemorazione equivalente al IV novembre per i caduti della I Guerra Mondiale, 11 febbraio per le vittime delle Foibe, 25 aprile per i caduti della II Guerra Mondiale. Il fatto che le donne continuino ad essere considerate in molti settori lavorativi e sociali, persone di “serie B”, guadagnando anche il 16% in meno dei maschi, e che la loro morte passi in secondo piano agli uomini vittime di guerra e compianti dalle femmine stesse che li hanno generati, sposati e avuti come padri e fratelli, deve far sorgere almeno un “mea culpa” cadauno.

Nella storia antica valbormidese, si ricordano anche invasioni disastrose come quella spagnola, ed in particolare, prima di quella tedesca dello scorso secolo, la Val Bormida fu fra le vittime dell’avvento di Napoleone con le battaglie del 1796, ed il convento sito nell’attuale Castello Centurione, ex Monastero Santo Stefano, fu scenario indecoroso francese a discapito delle monache cistercensi di Santa Maria di Betton che dovettero lasciare dopo 600 anni la struttura, per la coatta soppressione delle corporazioni religiose.

In ogni episodio bellico o semplicemente di vita quotidiana ai margini della società, è sempre la donna “madre, sorella e figlia”, che rimane vittima con abusi, violenze, assassini, perpetuati da uomini vigliacchi egoisti e prepotenti che se non al rendono martire, la minano nell’anima e nel corpo per sempre, con ferite indelebili.

Di conseguenza, mi auspico che l’8 marzo diventi presto una data seria da emulare come il milite ignoto all’Altare della Patria in Roma, in ambiti seri, consoni, dignitosi ed equiparati a quelli maschili, perché non si festeggi con falsi regali di fiori e cene, ma di preghiere e promesse maschili di non peccare più contro l’universo femminile.

Il mio è un NO alla violenza contro le donne e ad una festa gioiosa, ma bensì un SI per il rispetto alle donne costante ed una commemorazione ufficiale istituzionale del 8 marzo per le donne vittime nella guerra della vita.

Buon 8 marzo di riflessione cari uomini !

Simona Bellone
Presidente caARTEiv

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