
[thumb:9894:l]Finale Ligure. Venerdì notte, al Directors Guild Theatre di Hollywood, le luci si sono accese sul mondo del documentarismo. All’evento era presente anche la giovane giornalista di origini savonesi Carola Mamberto, realizzatrice di “Pizzo”, un film sulla cruda verità della mafia siciliana e sulla lotta contro il racket delle estorsioni dopo decenni di omertà. La pellicola ha ricevuto una nomination ai prestigiosi International Documentary Association Awards nella categoria Student Documentary Achievement.
Sebbene il riconoscimento vero e proprio sia andato all’opera di un’altra ragazza, incentrata sul genocidio in Ruanda, il lavoro di Carola Mamberto può comunque fregiarsi dell’inclusione nella rosa dei cinque finalisti della sezione studenti. Ed è soltanto l’ultima attestazione di successo, in ordine di tempo, per il documentario della filmaker ligure, che ha già vinto il Goldman Prize for Excellence in International Reporting e altri premi a vari festival specialistici negli States.
La cerimonia organizzata a Los Angeles dall’associazione internazionale del documentario ha visto la presenza di grandi nomi, come il regista regista Werner Herzog, a cui è andato il premio alla carriera, e Rob Epstein, che ha ottenuto il “Pioneer Award”. Tra i “big”, hanno vinto il titolo di miglior documentario (lungometraggio) a pari merito “Man on Wire” (la storia di Philippe Petit, il funambolo francese che camminò per più di un’ora lungo un cavo d’acciaio teso tra le Torri Gemelle) e “Waltz with Bashir” (sugli orrori della guerra del Libano nel 1982).
Per Carola Mamberto è stata l’occasione per entrare a contatto con l’autentico gotha del cosmo videodocumentaristico ed avere conferma di un futuro proiettato verso ottimi risultati. “Pizzo” è la storia di un risveglio, del rifiuto del silenzio e dell’indifferenza, del coraggio contro l’omologazione oppressiva. Il film, infatti, ripercorre le tappe che hanno portato alla nascita del movimento anti-racket a Palermo: dall’uccisione di Libero Grassi alla creazione di “Addiopizzo”, dalla testimonianza in tribunale di Vincenzo Conticello, titolare dell’Antica Focacceria San Francesco, agli incontri nelle scuole contro la mafia. L’opera mette in evidenza la difficile battaglia contro l’apparato criminale siciliano, mentre l’attenzione internazionale è sempre più viva sul caso “Gomorra” di Roberto Saviano (e relativa trasposizione cinematografica) che invece ritrae la realtà del crimine organizzato napoletano.
Carola Mamberto, 29 anni, ha già accumulato un’esperienza di tutto rispetto come reporter, forte di un background cosmopolita e collaborazioni con l’agenzia di stampa Adnkronos e con il Wall Street Journal. Cresciuta a Finale Ligure (appartiene alla famiglia legata alla nota agenzia di viaggi fondata nel 1950 da Carlo Mamberto, con centro operativo in Riviera) e presto in trasferta tra Francia, Germania ed Inghilterra, ha svolto servizi giornalistici anche in Nord Africa e in Medio Oriente.
“Ho prodotto il cortometraggio all’Università di Berkeley, in California, dove ho recentemente completato un Master in giornalismo e documentari – spiega – Gli IDA Awards sono uno dei massimi eventi nel mondo dei documentari: è per me una grande soddisfazione avere conquistato una nomination”. Le prospettive nel breve termine? “Ora vivo a San Francisco, dove sto co-producendo un documentario per il canale pubblico americano PBS e pensando al mio prossimo film”.